congresso Pd Caserta
La sede
📍 Caserta

3 Gennaio 2026

Redazione Il Campano

Pd Caserta, strappo sul congresso: sindaci e dirigenti disertano la Federazione

Congresso Pd Caserta, la dura nota di Villani, Landolfi, Capobianco e Iavarone: «Così si condanna il partito al declino»

Si apre con uno strappo politico profondo il congresso provinciale del Partito Democratico di Caserta. Una nota durissima, firmata da Adolfo Villani, Alessandro Landolfi, Franco Capobianco e Roberto Iavarone, annuncia la decisione di non partecipare ai lavori congressuali della Federazione del Pd di Caserta.

Una scelta motivata da ragioni politiche e organizzative che, secondo i firmatari, affondano le radici in una crisi lunga oltre un decennio e mai realmente affrontata.

La fine del commissariamento e il ritorno delle contraddizioni

Secondo la nota, la conclusione della lunga fase di commissariamento non ha prodotto una reale ricostruzione del partito. Al contrario, avrebbe riportato in superficie – in forma «esasprata» – tutte le contraddizioni che hanno determinato «la gravissima crisi del Pd di Terra di Lavoro degli ultimi dieci anni».

Il modello organizzativo denunciato è quello di un partito ridotto a somma di comitati elettorali, incapace di esercitare una funzione politica autonoma e riconoscibile sul territorio.

I numeri del crollo elettorale

Il documento affida ai dati il peso dell’accusa. Le ultime elezioni regionali segnano, secondo i firmatari, un punto di non ritorno: dal 18,84% del 2015 e dal 17,30% del 2020, il Pd casertano sarebbe precipitato all’11,81%, «il livello più basso mai toccato dalla fondazione del partito».

Colpiscono in particolare le percentuali sotto il 10% in comuni storicamente legati alla sinistra: Maddaloni, Parete, Macerata. Ancora più drammatici i risultati in realtà strategiche come Castel Volturno (6,65%), Piedimonte Matese (7,87%), Marcianise (5,27%) e Mondragone (5,03%).

Le sconfitte nei territori e il peso dell’isolamento politico

Il calo elettorale si inserisce in un quadro di arretramento complessivo. Il centrosinistra, ricordano i firmatari, ha perso tutte le elezioni provinciali successive alla riforma e il Pd ha visto svanire il governo di città simbolo come Caserta, finendo all’opposizione in comuni chiave quali Aversa, Casal di Principe, Marcianise, Piedimonte Matese e Sessa Aurunca.

Un arretramento che, secondo la nota, non può essere liquidato come effetto collaterale di dinamiche regionali più favorevoli.

La gestione del congresso e l’esclusione dei territori

A rendere ancora più grave la situazione, secondo Villani e gli altri firmatari, è il metodo scelto per la fase precongressuale. La regia politica e l’assetto degli organismi dirigenti provinciali sarebbero stati affidati agli otto candidati della circoscrizione di Caserta, sulla base dei voti di preferenza ottenuti.

Una scelta definita «assurda», perché esclude dal confronto il partito delle città e dei territori, privando il congresso di una discussione reale e partecipata.

L’assenza di una visione programmatica

Altro punto centrale della critica è l’assenza di una base programmatica condivisa. Avviare un congresso senza un lavoro preliminare su contenuti, visione e prospettiva della provincia viene definito «inconcepibile».

Secondo la nota, senza un progetto politico capace di dialogare con la società e interpretare i cambiamenti in atto, il congresso rischia di essere solo una resa dei conti interna, destinata ad aggravare la crisi invece di risolverla.

Personalismi ed elettoralismo come malattia strutturale

Il documento individua nel personalismo e nell’elettoralismo la vera patologia del Pd casertano. Una malattia che si manifesta nei localismi esasperati e nei trasversalismi, ritenuti «vere palle al piede» per una provincia che, al contrario, possiede potenzialità di livello meridionale nei settori della logistica, della ricerca, dell’industria e dell’alta formazione.

Una provincia pienamente inserita nell’area metropolitana regionale, che avrebbe bisogno di programmazione di area vasta e di una rappresentanza politica forte sui tavoli regionali e nazionali.

Un congresso di svolta o l’ennesimo declino

Il giudizio finale è netto. Il Pd, sostengono i firmatari, può ancora «risalire la china» e tornare a essere l’architrave di una coalizione larga e credibile. Ma solo a condizione di riconoscere le proprie responsabilità e rompere con le pratiche che hanno prodotto il declino.

In caso contrario, il congresso provinciale rischia di trasformarsi in un passaggio formale destinato a segnare «un ulteriore indebolimento del partito e del peso politico della provincia di Caserta nel contesto regionale».

La decisione di non partecipare al congresso rappresenta un segnale politico forte, che va oltre la dialettica interna al Pd. È una chiamata in causa diretta sulla natura del partito, sul suo rapporto con il territorio e sulla capacità di interpretare una fase storica complessa.

Se sarà l’inizio di una riflessione profonda o l’ennesima frattura insanabile, lo diranno i prossimi mesi. Di certo, a Caserta, il congresso non parte sotto il segno dell’unità.

Lascia un commento