La sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ridimensiona l’accusa nata durante la movida del 2023. Assoluzione parziale e sei mesi con pena sospesa.
Si chiude con una condanna fortemente ridimensionata una vicenda giudiziaria che aveva acceso l’attenzione sulla sicurezza durante la movida casertana. Un ragazzo di 18 anni, accusato di tentata violenza sessuale per fatti risalenti al novembre 2023, è stato assolto da uno dei capi d’imputazione. È stato condannato per l’altro a sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, dopo la riqualificazione del reato in violenza privata. La decisione, assunta dalla Prima Sezione Penale Collegiale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, segna un punto di svolta nel processo e ridisegna il perimetro giuridico della vicenda.
I fatti durante la movida del 2023
L’indagine nasce nel cuore della movida di Caserta. In quel contesto, una giovane donna contatta le forze dell’ordine riferendo di essere stata avvicinata in strada da un ragazzo che avrebbe tentato un contatto fisico. A breve distanza temporale, una seconda donna si presenta agli agenti descrivendo un episodio analogo e indicando un soggetto con caratteristiche fisiche simili. La segnalazione attiva l’intervento dell’Ufficio prevenzione generale della Questura di Caserta, che avvia gli accertamenti sul posto.
Secondo la prima ricostruzione, il giovane sarebbe stato allontanato da un passante e rintracciato poco dopo dagli agenti. La fase iniziale delle indagini porta all’arresto e al trasferimento in carcere, con una successiva rimodulazione delle misure cautelari nel corso delle settimane seguenti.
Arresto, misure cautelari e iter processuale
Dopo l’arresto, il 18enne viene condotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e successivamente trasferito ad Ariano Irpino. Trascorso circa un mese, la custodia cautelare in carcere viene sostituita prima dagli arresti domiciliari e poi dall’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. È l’inizio di un percorso giudiziario che, a partire dal 2024, vede l’escussione di numerosi testimoni e l’ascolto delle parti coinvolte.

Il dibattimento e le posizioni delle parti
Nel corso del processo vengono sentite le due persone offese e gli agenti intervenuti quella notte. La Procura chiede una condanna severa, pari a sei anni di reclusione, ritenendo sussistenti gli elementi della tentata violenza sessuale. La difesa, affidata all’avvocato Angelo Librace, invece, insiste sulle contraddizioni emerse nei racconti. Sottolinea l’assenza di precedenti penali e la non pericolosità sociale dell’imputato, chiedendo l’assoluzione o, in subordine, la riqualificazione del fatto.
Il confronto in aula mette in luce la centralità della valutazione probatoria nei reati contro la persona. Qui la linea di confine tra le diverse fattispecie penali assume un peso decisivo sull’esito del giudizio.
La decisione del Tribunale: riqualificazione del reato
Il collegio giudicante accoglie in parte le tesi della difesa. Per uno dei capi d’imputazione viene pronunciata l’assoluzione, mentre per l’altro l’accusa viene riqualificata. Così viene esclusa la violenza sessuale, riconducendo la condotta nell’alveo della violenza privata, ai sensi dell’articolo 610 del codice penale. La condanna a sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale, chiude la vicenda giudiziaria senza l’applicazione di pene detentive effettive.
La scelta del Tribunale non equivale a una minimizzazione dei fatti. Essa rappresenta una diversa lettura giuridica delle condotte accertate, fondata sugli elementi emersi nel dibattimento e sul principio di proporzionalità della pena.
Un caso che riaccende il dibattito sulla sicurezza nella movida
La sentenza si inserisce in un contesto più ampio. Questo è quello delle discussioni ricorrenti sulla sicurezza nelle aree della movida e sulla tutela delle persone. In particolare delle donne, negli spazi pubblici notturni. A Caserta, come in molte città di medie dimensioni, la concentrazione di locali e flussi di giovani nei fine settimana impone un costante equilibrio tra libertà di socialità. Questo include anche la prevenzione dei comportamenti molesti.
La riduzione dell’impianto accusatorio non cancella l’esigenza di attenzione sul tema. Inoltre, non spegne il confronto pubblico sull’efficacia delle misure di prevenzione. Ciò riguarda il ruolo dei controlli e la necessità di una risposta istituzionale coerente e tempestiva.
Il valore della sentenza nel quadro giudiziario locale
Dal punto di vista giudiziario, il verdetto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere conferma l’importanza del dibattimento come luogo di verifica rigorosa delle accuse. La riqualificazione del reato evidenzia come la qualificazione giuridica dei fatti possa mutare. Ciò dipende dalla tenuta delle prove e dalle valutazioni del collegio. In questo modo si incide in modo sostanziale sull’esito finale.
Per il territorio, la decisione rappresenta un precedente che sarà inevitabilmente richiamato nel dibattito su casi analoghi. Questo soprattutto in relazione ai confini tra molestia, violenza privata e violenza sessuale.


