Stretta sulle pensioni anticipate, silenzio-assenso sul Tfr per i neoassunti e fondi alle imprese: le principali novità della legge di Bilancio
Pensioni più difficili da raggiungere, nuove regole per il Trattamento di fine rapporto dei giovani lavoratori e risorse concentrate su imprese, transizione 5.0 e Mezzogiorno. La Manovra 2026, approvata dal Consiglio dei ministri con un maxi-emendamento di oltre 30 pagine, ridisegna alcune delle principali leve economiche e previdenziali del Paese. Un intervento che ha già acceso il confronto politico e sollevato critiche per la portata delle modifiche introdotte in corsa.
Pensioni anticipate: finestre più lunghe e laurea penalizzata
Uno dei capitoli più delicati riguarda le pensioni anticipate. Resta il requisito dei 42 anni e 10 mesi di contributi, ma cambia il momento in cui si percepisce l’assegno: la cosiddetta finestra mobile viene allungata, passando dagli attuali tre mesi a quattro, con un progressivo incremento fino a sei mesi.
Ancora più rilevante l’intervento sul riscatto della laurea triennale, che non sarà più valido ai fini del raggiungimento della pensione anticipata. Una scelta che rischia di allungare i tempi di uscita dal lavoro fino a 30 mesi, quasi due anni e mezzo in più. La misura non riguarda invece la laurea magistrale né i titoli dei vecchi ordinamenti.

Tfr e previdenza complementare: scatta il silenzio-assenso
Dal luglio 2026 cambia il destino del Tfr dei neoassunti nel settore privato. Entra in vigore il meccanismo del silenzio-assenso: in assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni dalla firma del contratto, il Tfr confluirà automaticamente nella previdenza complementare.
Il lavoratore potrà comunque decidere di mantenerlo in azienda o di destinarlo a un fondo specifico, ma dovrà farlo entro i tempi previsti. Una misura pensata per rafforzare le pensioni integrative, ma che apre interrogativi sulla reale consapevolezza dei giovani rispetto alle scelte previdenziali.
Imprese, Sud e transizione 5.0: le risorse della Manovra
Il maxi-emendamento stanzia circa 3 miliardi di euro a favore delle imprese. In particolare:
- 1,8 miliardi per rifinanziare la transizione 5.0, dopo le difficoltà registrate nell’accesso ai crediti;
- 1,3 miliardi per evitare il taglio dei crediti d’imposta nelle Zone economiche speciali del Mezzogiorno e per rafforzare il fondo contro il caro materiali.
L’obiettivo dichiarato è sostenere investimenti, competitività e innovazione, soprattutto nelle regioni del Sud.
Ponte sullo Stretto e infrastrutture: fondi rimodulati
Capitolo infrastrutture. Per il Ponte sullo Stretto, dopo i rilievi della Corte dei Conti, gli stanziamenti vengono spostati al 2033, con una rimodulazione complessiva di 7,8 miliardi di euro. Una scelta che allunga ulteriormente i tempi dell’opera e riaccende il dibattito politico sul suo ruolo strategico.
Una Manovra che divide
La legge di Bilancio 2026 si presenta come un intervento complesso e stratificato, con effetti diretti su pensioni, lavoro e imprese. Se da un lato il governo rivendica la necessità di garantire sostenibilità e investimenti, dall’altro sindacati e opposizioni parlano di stretta previdenziale e di scelte che rischiano di penalizzare soprattutto i più giovani.
Il confronto parlamentare è destinato a entrare nel vivo nelle prossime settimane, mentre cittadini e lavoratori iniziano a misurare l’impatto concreto delle nuove regole.


