Morte di Luca Piscopo, attesa per oggi la sentenza. A processo il titolare del ristorante sushi e il medico di famiglia. Famiglia: «Vogliamo giustizia».
Si terrà oggi l’ultima udienza del processo per la morte di Luca Piscopo, il ragazzo di 15 anni deceduto il 2 dicembre 2021 dopo nove giorni di sofferenze in seguito a una presunta intossicazione alimentare avvenuta dopo aver mangiato sushi in un ristorante “all you can eat” del Vomero. Nel corso della giornata è attesa la sentenza del giudice Giuliana Taglialatela, che dovrà pronunciarsi sulle responsabilità del titolare del locale e del medico di famiglia, entrambi finiti a processo.
L’ultima udienza: oggi le repliche e la decisione del giudice
L’udienza conclusiva del procedimento è fissata per oggi e prevede le repliche degli avvocati della difesa prima della lettura della sentenza. Per la famiglia di Luca, questa giornata rappresenta un momento cruciale dopo un percorso giudiziario che ha acceso l’attenzione pubblica sul tema della sicurezza alimentare e delle cure mediche prestate al giovane nei giorni successivi ai primi malesseri.
Il caso è rimasto al centro della cronaca anche per la complessità dei rilievi tecnici e per la presenza di più soggetti coinvolti, ciascuno chiamato a rispondere di aspetti diversi della vicenda.
L’accusa: il legame tra la morte del giovane e la salmonellosi
Secondo l’accusa, la morte di Luca, sopraggiunta per miocardite, sarebbe collegata alla salmonellosi contratta dal ragazzo e da quattro amiche dopo aver consumato cibo nel locale del Vomero. Le giovani, presenti al pranzo con Luca, avrebbero manifestato gli stessi sintomi nelle ore successive.
I consulenti della Procura sostengono inoltre che l’adolescente avrebbe potuto salvarsi se fosse stato curato tempestivamente. È proprio su questo punto che si concentra parte dell’impianto accusatorio nei confronti del medico di famiglia.

Le parole della sorella e il dolore della famiglia
Alla vigilia della sentenza, la sorella di Luca, Fatima Piscopo, ha dichiarato alla TGR Campania di sperare in una «condanna esemplare per entrambi». Un appello che riflette la richiesta di giustizia e verità che la famiglia porta avanti da quattro anni.
Ancora più toccanti le parole della madre, Maria Rosaria Borrelli, che in lacrime ha ricordato:
«È giusto per la società, per le altre mamme affinché non soffrano come sto soffrendo io. Però, nulla mi potrà ridare il mio Luca».
Un dolore che resta intatto e che accompagna ogni tappa del processo.
Un caso simbolo: il nodo della sicurezza alimentare e delle cure mediche
La vicenda di Luca Piscopo ha sollevato interrogativi profondi sulla gestione della sicurezza nei ristoranti “all you can eat”, diventati negli ultimi anni una presenza molto diffusa nelle grandi città, e sul ruolo dei medici di fronte a sintomi potenzialmente gravi in adolescenti apparentemente sani.
Il processo, iniziato per accertare le cause della morte del ragazzo, è diventato nel tempo anche un momento di riflessione collettiva sulla filiera alimentare, sul controllo degli esercizi commerciali e sull’importanza della tempestività nella diagnosi e nella cura delle infezioni.
Le posizioni degli imputati e l’attesa per il verdetto
Gli imputati sono due:
– il titolare del ristorante, presso il quale Luca e le sue amiche avevano pranzato;
– il medico di famiglia, accusato di non aver riconosciuto in tempo la gravità della situazione clinica.
Entrambi hanno sempre sostenuto la propria innocenza. Oggi il giudice Taglialatela stabilirà se accogliere la linea dell’accusa o quella della difesa, in un verdetto che la famiglia attende da tempo e che potrebbe rappresentare una svolta significativa anche sul piano giurisprudenziale.


