Clan Russo e politica nel Nolano: l’inchiesta sull’Arena Nolana svela pressioni sugli uffici, voto di scambio e l’ombra di un attentato al sindaco
La maxi-inchiesta che ha travolto l’area nolana sta riscrivendo la mappa del rapporto tra criminalità organizzata e istituzioni locali. L’Arena Nolana, cuore dell’agro e fulcro della recente operazione giudiziaria, emerge come epicentro di un sistema di pressioni, favori e interferenze attribuite al clan Russo. Questo clan avrebbe condizionato appalti, uffici comunali e perfino risultati elettorali.
Nello scenario ricostruito dagli inquirenti, compaiono anche ombre pesanti. Ad esempio, la presunta intimidazione contro l’allora sindaco Carlo Buonauro, a cui venne incendiata l’auto, e un reticolo di condizionamenti che coinvolgerebbe i Comuni di Nola, Casamarciano e Cicciano.
Pressioni sugli uffici comunali e il ruolo del clan Russo
Il primo elemento dirompente dell’inchiesta riguarda il metodo con cui alcuni indagati avrebbero tentato di piegare la macchina amministrativa agli interessi del clan Russo. A una dirigente dell’ufficio tecnico sarebbe stato chiesto di “chiudere un occhio” su pratiche sensibili. La frase riportata dagli atti — «A Nola questa legge non si è mai applicata» — sintetizza la presunta arroganza del sistema illecito. Secondo gli investigatori, si sentiva in grado di operare indisturbato.
Il generale dei Carabinieri Biagio Storniolo ha sottolineato come il clan continuasse a esercitare un controllo capillare “su tutte le attività del territorio”. Questo accadeva nonostante operazioni e arresti avessero in passato disarticolato la struttura criminale.
L’ombra dell’attentato al sindaco Buonauro
Nel periodo in cui, secondo l’accusa, gli emissari del clan esercitavano pressioni per agevolare affari e appalti, l’auto del sindaco Carlo Buonauro venne data alle fiamme. Gli inquirenti non collegano ufficialmente i due fatti. Tuttavia, la coincidenza temporale resta un elemento citato negli atti.
Buonauro, oggi non più in carica, fu uno dei primi a denunciare pubblicamente la crescente tensione intorno al Comune. Parlava di un clima pesante e di una pressione intimidatoria sempre più evidente. L’incendio del veicolo resta uno dei passaggi più inquietanti di un quadro già di per sé teso.

Casamarciano e Cicciano: elezioni sotto osservazione
L’onda lunga dell’inchiesta tocca anche Casamarciano e Cicciano, dove — secondo gli investigatori — i clan avrebbero tentato di influenzare l’esito delle ultime elezioni comunali.
A Cicciano, la situazione è talmente delicata da far temere l’arrivo di una commissione d’accesso che potrebbe preludere allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. L’ordinanza descrive un presunto patto scellerato tra un intermediario, fratello di una consigliera di maggioranza, e gli uomini del clan Russo.
Il clan, per garantirsi influenza indipendentemente dall’esito, avrebbe persino sostenuto due schieramenti opposti, una strategia che gli inquirenti ritengono finalizzata a garantirsi comunque vantaggi politici.
Il caso Casamarciano: il pagamento per i voti e la beffa elettorale
Secondo quanto emerge dagli atti, l’ex sindaco Andrea Manzi avrebbe versato 18.500 euro ai referenti locali del clan Russo per ottenere sostegno elettorale contro le candidate Carmela De Stefano e Clemente Primiano.
Il piano, però, non avrebbe prodotto l’effetto sperato. Manzi arrivò ultimo e riuscì a entrare in consiglio solo come consigliere di minoranza, per poi dimettersi nei mesi successivi. La vicenda resta uno dei capitoli più sconcertanti dell’intera inchiesta. Documenterebbe un tentativo di manipolare il voto con modalità tipiche dello scambio politico-mafioso.
Le parole del sindaco Primiano: “I cittadini meritano verità”
Il nuovo sindaco Clemente Primiano, risultato vincitore proprio alle elezioni oggetto dell’inchiesta, ha dichiarato di voler incontrare immediatamente il Prefetto di Napoli.
«I miei concittadini devono sapere se la camorra ha avuto mano libera in passato all’interno dell’amministrazione», ha affermato. Ha sottolineato l’urgenza di fare chiarezza sulle eventuali infiltrazioni subite dal Comune.

La rete rigenerata del clan Russo
Dopo anni di operazioni, arresti e condanne, il clan Russo sembrava indebolito. Tuttavia, gli inquirenti descrivono una struttura che, pur cambiando pelle, avrebbe continuato a esercitare un’influenza capillare.
La ricostruzione parla di sistemi più “raffinati”, meno violenti ma più penetranti. Ci sono intermediazioni, pressioni politiche, interferenze negli uffici, accordi trasversali con candidati di diversi schieramenti e la capacità di inserirsi nei momenti di fragilità delle amministrazioni locali.
Uno scenario che può cambiare la geografia politica dell’area
L’inchiesta sull’Arena Nolana non si limita a ricostruire le infiltrazioni, ma rischia di avere immediate conseguenze istituzionali. A Cicciano e Casamarciano si teme l’arrivo dei commissari straordinari. A Nola, l’indagine apre interrogativi sulla gestione pubblica degli ultimi anni e sul possibile ruolo di alcuni ex amministratori.
Gli atti consegnano un quadro in cui politica, burocrazia e criminalità organizzata rischiano di essere stati intrecciati a più livelli.
Ora la parola passa alla Prefettura, alla Procura e alle commissioni competenti. Ma per il Nolano, già provato da anni di tensioni e indagini, la vicenda rappresenta un ennesimo punto critico. La richiesta di trasparenza e legalità arriva direttamente dai cittadini. Le prossime settimane saranno decisive per capire se i Comuni coinvolti saranno commissariati e come cambierà lo scenario politico dell’intera area.


