omicidio Chiara Jaconis
Chiara Jaconis
📍 Napoli

17 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Napoli, Chiara Jaconis uccisa da una statuetta lanciata da un ragazzo: indagati i genitori per omicidio colposo

Omicidio Chiara Jaconis: la Procura di Napoli accusa i genitori del ragazzo di cooperazione in omicidio colposo. Il 13enne non è imputabile.

Tredici mesi dopo la tragedia di via Sant’Anna di Palazzo, nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, la Procura ha chiuso le indagini sulla morte di Chiara Jaconis, la turista padovana di 30 anni colpita mortalmente da una statuetta lanciata dal balcone di un palazzo.
Sotto accusa finiscono ora i genitori del ragazzino di 13 anni, ritenuto responsabile del gesto: per entrambi l’ipotesi di reato è cooperazione in omicidio colposo, poiché non avrebbero adottato le misure necessarie a impedire comportamenti già noti in passato.

La tragedia di via Sant’Anna di Palazzo

Era il settembre 2024 quando Chiara Jaconis, in vacanza a Napoli, fu colpita alla testa da un oggetto lanciato dall’alto mentre percorreva via Sant’Anna di Palazzo, una delle arterie più frequentate dai turisti.
Secondo le indagini, la giovane fu centrata da una statuetta ornamentale lanciata dal balcone di un’abitazione ai piani superiori. Nonostante i soccorsi immediati, morì poco dopo in ospedale per le gravi lesioni craniche.

L’episodio scosse profondamente la città, suscitando indignazione e dolore in tutta Italia.

Chiara Jaconis
Chiara Jaconis

L’inchiesta e le accuse ai genitori

A distanza di un anno, la Procura di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, ha concluso le indagini coordinando il lavoro dei pm Ciro Capasso e Raffaele Barela.
Al centro dell’inchiesta c’è la condotta dei genitori del minore, due professionisti napoletani, accusati di non aver vigilato adeguatamente sul figlio nonostante fossero consapevoli dei suoi comportamenti pericolosi.

Secondo l’accusa, i due adulti erano a conoscenza di precedenti episodi in cui il ragazzo avrebbe già lanciato oggetti dal balcone, senza tuttavia adottare misure di sicurezza efficaci.

Le statuette egizie e la dinamica dell’impatto

Gli inquirenti hanno individuato gli oggetti lanciati: due manufatti ornamentali raffiguranti figure dell’antico Egitto, Akhenaton e la regina Nefertiti, del peso rispettivamente di 2,2 e 4,6 chilogrammi.
Non è ancora chiaro quale dei due abbia colpito la vittima, ma entrambi erano in grado di causare lesioni letali.

La scena, spiegano gli investigatori, risultò compromessa dal rapido intervento dei soccorritori e dalla confusione successiva, ma la ricostruzione tecnica ha confermato che l’impatto dall’alto fu la causa diretta della morte.

I precedenti e le omissioni

Le indagini hanno ricostruito una serie di episodi precedenti: il minore, secondo le testimonianze raccolte, aveva già lanciato dal balcone altri oggetti – tra cui mollette, un telecomando e persino un tablet – richiamando in più occasioni l’attenzione dei vicini.
I genitori, pur avendo mostrato preoccupazione, si sarebbero limitati a rafforzare le serrature del balcone, ma senza impedire definitivamente l’accesso.

La Procura sottolinea che “la consapevolezza del rischio era chiara”, e che la mancata adozione di misure efficaci configura una responsabilità indiretta ma concreta nell’evento mortale.

Il minore non è imputabile

Il ragazzo coinvolto ha 13 anni e, secondo la legge italiana, non è imputabile poiché non ha raggiunto l’età minima prevista per la responsabilità penale (14 anni).
Per questo motivo, la Procura per i Minorenni ha richiesto l’archiviazione a suo carico, mentre la Procura ordinaria ha deciso di procedere nei confronti dei genitori, ritenendo che la tragedia sia il risultato di una catena di omissioni e mancanze di vigilanza.

Chiara Jaconis
Chiara Jaconis

La difesa dei genitori

Assistiti dal penalista Carlo Bianco, i due indagati hanno negato ogni addebito durante l’interrogatorio davanti ai magistrati minorili.
Hanno dichiarato di non aver mai perso di vista i figli – in casa vive anche un secondo minore – e di non essere proprietari delle statuette incriminate, poi ricostruite in 3D dalla Procura.

La difesa contesta inoltre la possibilità di un collegamento diretto tra il gesto del figlio e l’evento letale, parlando di processo indiziario basato su presunzioni.

Le prossime mosse della Procura

L’inchiesta è ora nella sua fase conclusiva: nei prossimi giorni, i legali dei due professionisti potranno presentare memorie difensive o richieste di interrogatorio supplementare.
Dopo questa fase, salvo nuovi elementi, la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio per entrambi, con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo.

Il caso, di enorme risonanza mediatica, sarà sottoposto al vaglio dei giudici, chiamati a stabilire se l’assenza di vigilanza dei genitori possa configurare una responsabilità penale.

Il dolore della famiglia Jaconis

La famiglia della vittima, originaria di Padova, ha seguito con discrezione l’evolversi dell’inchiesta.
La sorella di Chiara, Roberta Jaconis, aveva dichiarato qualche settimana fa:

“Un anno senza di lei è stato durissimo, ma Napoli ci ha scaldato il cuore. Vogliamo solo giustizia e verità.”

Un messaggio di dolore ma anche di rispetto verso una città che si è stretta intorno alla memoria di Chiara, simbolo di una tragedia assurda e di una morte che poteva essere evitata.

La riflessione: vigilanza, responsabilità e minori

Il caso Jaconis riapre il dibattito sulla responsabilità genitoriale e penale in situazioni che coinvolgono minori non imputabili.
In Italia, la giurisprudenza riconosce ai genitori un dovere di vigilanza attiva e preventiva sui comportamenti dei figli, soprattutto quando esistono precedenti indicatori di pericolosità.
Un principio che, se confermato in sede giudiziaria, potrebbe rappresentare un precedente rilevante in materia di colpa genitoriale.

La morte di Chiara Jaconis continua a interrogare la coscienza collettiva.
Dietro il gesto di un adolescente, forse inconsapevole della gravità delle proprie azioni, emergono le responsabilità di chi avrebbe potuto e dovuto prevenire la tragedia.
Napoli, ancora una volta, si trova a fare i conti con un caso che unisce dolore, indignazione e il bisogno di giustizia.

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