Rita De Crescenzo processo
Francesco Emilio Borrelli e Rita De Crescenzo
📍 Napoli

15 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Tiktoker Rita De Crescenzo e il figlio a processo: accuse di diffamazione e minacce al deputato Francesco Emilio Borrelli

Offese e minacce al deputato Francesco Emilio Borrelli: la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo e il figlio Rosario Bianco a processo per una serie di video ritenuti diffamatori e violenti.

«Ti distruggo», «Sei un corrotto, un burattino», «Ve ne dovete andare da Napoli», «Chi ti dice bravo deve rimanere paralizzato». Sono solo alcune delle frasi al centro del procedimento giudiziario che vede imputati Rita De Crescenzo, popolare tiktoker napoletana di 46 anni, e il figlio Rosario Bianco, di 26 anni.

Secondo la Procura di Napoli, i due avrebbero diffuso sui social una serie di contenuti video e audio ritenuti diffamatori e minacciosi nei confronti del deputato Francesco Emilio Borrelli, noto per la sua attività di denuncia civica e politica.

L’udienza predibattimentale è fissata per il 3 febbraio 2026 davanti alla sesta sezione penale del Tribunale di Napoli, con l’accusa di diffamazione e minacce continuate in concorso.

La denuncia del deputato Borrelli

L’inchiesta nasce da una denuncia presentata da Borrelli tramite il suo legale, l’avvocato Antonio Borrelli, che ha consegnato agli investigatori 14 video e clip audio in cui la tiktoker e il figlio avrebbero insultato e minacciato il parlamentare.
«Si tratta della prima delle tante denunce che ho presentato nei confronti della tiktoker – ha dichiarato Borrelli –. Ora mi aspetto che si arrivi finalmente in tribunale: non si possono impunemente infamare, aggredire e insultare le persone pensando di farla franca».

Il deputato, già oggetto in passato di aggressioni fisiche e campagne d’odio, ha denunciato anche espliciti appelli rivolti alla camorra affinché “lo eliminasse”, elementi che, secondo la Procura, hanno contribuito a creare un “clima d’odio e di istigazione alla violenza”.

Francesco Emilio Borrelli e Rita De Crescenzo
Francesco Emilio Borrelli e Rita De Crescenzo

L’indagine della Procura di Napoli

Le contestazioni mosse dal pubblico ministero si fondano sull’analisi dei filmati pubblicati sulle piattaforme social, in particolare TikTok e Facebook, dove la De Crescenzo vanta centinaia di migliaia di follower.
Gli inquirenti ritengono che i due imputati abbiano usato i social come strumento di pressione e discredito pubblico, costruendo un vero e proprio “meccanismo di odio virale” ai danni del deputato.

Tra le accuse più gravi vi è quella di aver contribuito a fomentare reazioni ostili anche da parte di terzi, “sfociate in commenti e messaggi che auspicavano la morte o la punizione del parlamentare da parte della criminalità organizzata”.

Un caso simbolo del rapporto tra social e responsabilità penale

Il procedimento giudiziario contro Rita De Crescenzo rappresenta un caso emblematico della nuova frontiera dei reati di diffamazione e minacce sui social media, un fenomeno in forte crescita negli ultimi anni.

In Italia, la diffamazione aggravata a mezzo internet è disciplinata dall’articolo 595 del Codice penale e comporta pene fino a tre anni di reclusione, mentre le minacce gravi o reiterate possono configurare ulteriori aggravanti.

Nel caso specifico, la Procura ipotizza che le offese reiterate, accompagnate da minacce esplicite e inviti alla violenza, possano costituire una forma di persecuzione organizzata attraverso i canali digitali.

Chi è Rita De Crescenzo: popolarità e polemiche

Rita De Crescenzo è una figura controversa nel panorama dei social italiani. Originaria di Napoli, ha costruito negli anni una vasta community su TikTok, diventando un personaggio noto per i suoi video ironici e provocatori, spesso ispirati alla vita quotidiana dei quartieri popolari.

La sua popolarità è stata accompagnata da numerose polemiche: in passato è stata denunciata per reati legati al diritto d’autore, all’ordine pubblico e alla privacy, ed è spesso finita al centro di controversie per i contenuti ritenuti volgari o aggressivi.

Negli ultimi mesi, la tiktoker aveva pubblicamente attaccato Borrelli per le sue posizioni su illegalità, abusivismo e degrado urbano, temi su cui il deputato dei Verdi è da anni in prima linea.

Rita De Crescenzo
Rita De Crescenzo

Il commento del deputato: “Difendo il diritto alla denuncia”

Francesco Emilio Borrelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, è da tempo noto per le sue battaglie civiche contro le illegalità nei quartieri di Napoli.
Dalle denunce sugli abusivi del lungomare ai casi di violenza giovanile, il parlamentare ha spesso utilizzato i social per documentare e condannare episodi di degrado e criminalità.

«Io non ho paura – ha dichiarato Borrelli –. Continuerò a difendere il diritto alla legalità e alla denuncia, anche se questo significa espormi a insulti e minacce. Ma il limite è stato superato: da una critica legittima si è passati all’odio organizzato».

Libertà di espressione o istigazione all’odio? Il confine sottile

Il caso apre anche un dibattito più ampio sulla libertà di espressione e sui confini tra opinione e diffamazione.
Gli esperti di diritto penale digitale sottolineano che la libertà di parola non può mai trasformarsi in licenza di offendere o minacciare, soprattutto quando il bersaglio è un rappresentante istituzionale o una figura pubblica.

Secondo la giurisprudenza, la pubblicazione di contenuti offensivi sui social può configurare un reato anche se non vi è un danno economico diretto, poiché incide sulla reputazione e sull’onore personale.

Verso il processo di febbraio 2026

Il procedimento penale si aprirà il 3 febbraio 2026 davanti al giudice della sesta sezione penale del Tribunale di Napoli, che dovrà valutare la fondatezza delle accuse.
Nel frattempo, il deputato Borrelli ha annunciato di voler proseguire la propria azione legale contro altri episodi simili: «Non è solo una questione personale – ha spiegato – ma un atto di civiltà per tutti coloro che vengono insultati e minacciati online».

Il caso De Crescenzo-Borrelli, dunque, potrebbe diventare un precedente importante nella giurisprudenza italiana sui limiti della comunicazione digitale e sull’uso dei social come strumenti di pressione o intimidazione.

Lascia un commento