Il 26 agosto la Conferenza dei servizi convocata dalla Regione. L’azienda punta su forni elettrici e riduzione delle emissioni, ma Palazzo Guerra richiama il PUC e l’incompatibilità con una zona destinata a uso residenziale
Che lo stabilimento utilizzi forni a carbone oppure impianti elettrici di ultima generazione, per il Comune di Salerno il punto centrale resta immutato: le Fonderie Pisano svolgono un’attività industriale in un’area che il Piano urbanistico comunale destina dal 2006 a funzioni residenziali. È questa la posizione che emerge dalle parole dell’assessore all’Ambiente Massimiliano Natella, pronunciate in vista della Conferenza dei servizi convocata dalla Regione Campania per il prossimo 26 agosto.
Palazzo Guerra non ha ancora formalizzato il proprio parere, ma la direzione indicata dall’amministrazione appare chiara. Il nuovo progetto di revamping, fondato sulla sostituzione dei forni a carbone con forni elettrici e sull’applicazione delle migliori tecnologie disponibili, dovrà essere valutato non soltanto sotto il profilo delle emissioni, ma anche rispetto alla compatibilità urbanistica del sito di via dei Greci.
Il nodo del Piano urbanistico comunale
Il principale ostacolo alla riapertura potrebbe dunque non essere rappresentato dall’impatto ambientale, ma dalla destinazione prevista dal PUC. L’area di Fratte non viene considerata industriale e, senza una modifica dello strumento urbanistico, l’attività delle fonderie continuerebbe a risultare incompatibile con le funzioni assegnate a quella parte della città.
«Lo scenario non è cambiato», ha spiegato Natella, ricordando che la delocalizzazione prevista negli anni non si è mai concretizzata e che la Conferenza dei servizi dovrà ora pronunciarsi su un nuovo impianto collocato nello stesso sito. Secondo l’assessore, il progetto potrà anche presentare tecnologie differenti rispetto al passato, ma resta inserito in un contesto circondato da abitazioni civili e destinato dal Comune a una trasformazione diversa.
Le parole dell’amministrazione sembrano confermare la rilevanza attribuita dalla Regione al parere degli uffici urbanistici. Nelle scorse settimane non erano mancate tensioni procedurali, con il settore Urbanistica del Comune che aveva indicato nel Suap l’interlocutore amministrativo competente, contestando la richiesta regionale. Al di là dello scontro burocratico, però, il nodo di fondo non è stato superato.
La Regione chiede un parere netto
Nella convocazione della Conferenza dei servizi, la Regione Campania avrebbe chiesto al Comune di Salerno di esprimere una posizione chiara, evitando di astenersi come accaduto in precedenti passaggi del procedimento. Il tavolo del 26 agosto dovrà valutare le integrazioni presentate dall’azienda dopo la prima bocciatura del progetto e stabilire se vi siano le condizioni per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale.
Il parere del Comune potrebbe assumere un peso decisivo, soprattutto se l’incompatibilità urbanistica venisse formalmente confermata. In quel caso, anche un miglioramento delle prestazioni ambientali dell’impianto potrebbe non essere sufficiente a consentire la ripresa dell’attività nello stabilimento di Fratte.

Il progetto di decarbonizzazione
Le Fonderie Pisano hanno fondato il proprio piano di rilancio sulla decarbonizzazione del ciclo produttivo. Il progetto prevede la sostituzione dei forni alimentati a carbone con forni elettrici e l’applicazione delle cosiddette Bat Conclusion, le migliori tecniche disponibili individuate a livello europeo per limitare le emissioni e ridurre l’impatto degli impianti industriali.
L’azienda punta dunque a dimostrare che il nuovo assetto produttivo sarebbe profondamente diverso da quello precedente e in grado di garantire un abbattimento significativo degli inquinanti. La Conferenza dei servizi dovrà verificare la reale efficacia delle soluzioni proposte, analizzare i dati tecnici e stabilire se il progetto rispetti le condizioni ambientali richieste.
Per il Comune, tuttavia, la questione non può essere limitata alla quantità di emissioni prodotte. «Va fatta un’attenta valutazione sull’impatto che ha un impianto decarbonizzato e se questo sia effettivamente compatibile con un sito circondato da abitazioni civili», ha ribadito Natella.
La posizione dei 140 lavoratori
Sul procedimento pesa anche il futuro dei circa 140 lavoratori dello stabilimento, che da tempo seguono con preoccupazione l’evoluzione della vertenza. La riapertura di Fratte viene considerata dall’azienda un passaggio necessario per riattivare la produzione, evitare la perdita di ulteriori quote di mercato e creare le condizioni economiche per avviare il programma di delocalizzazione.
Il progetto di trasferimento sarebbe sostenuto da un finanziamento di Invitalia attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma nel frattempo i dipendenti restano esposti al rischio di nuovi ammortizzatori sociali. Per loro, la ripartenza dell’impianto rappresenta al momento l’unica prospettiva concreta di continuità occupazionale.
La vicenda mette così in contrapposizione esigenze difficili da conciliare: da un lato la tutela della salute e la conformità urbanistica del territorio, dall’altro la salvaguardia di un patrimonio industriale e di decine di posti di lavoro.
Una delocalizzazione mai completata
La delocalizzazione delle Fonderie è da anni al centro del dibattito politico e amministrativo salernitano. Il PUC aveva immaginato per l’area una trasformazione urbana incompatibile con la permanenza dell’attività industriale, ma il trasferimento dello stabilimento non è mai arrivato a compimento.
Il risultato è una situazione sospesa: la fabbrica non può ripartire senza autorizzazioni, l’azienda sostiene di aver bisogno della produzione a Fratte per finanziare e accompagnare il trasferimento, mentre il Comune considera il sito non più adatto a ospitare quel tipo di attività.
La Conferenza dei servizi dovrà stabilire se il nuovo impianto possa rappresentare una soluzione temporanea e compatibile oppure se il vincolo urbanistico renda impraticabile qualsiasi ripresa della produzione.

Il 26 agosto il passaggio decisivo
Il confronto del 26 agosto si annuncia quindi determinante. Regione, Comune, azienda e amministrazioni competenti saranno chiamati a pronunciarsi su un progetto che coinvolge ambiente, urbanistica, sviluppo industriale e occupazione.
La tecnologia può ridurre le emissioni, ma non modifica automaticamente la destinazione urbanistica di un’area. Allo stesso tempo, il richiamo al PUC non risolve il problema dei lavoratori né chiarisce come e in quali tempi potrà essere realizzata la delocalizzazione.
La decisione finale dovrà tenere insieme questi elementi, evitando che la vertenza resti ancora una volta bloccata tra procedimenti amministrativi, promesse di trasferimento e incertezza occupazionale. Per Fratte e per i dipendenti delle Fonderie Pisano, la Conferenza dei servizi rappresenta molto più di un passaggio tecnico: è il momento in cui istituzioni e azienda dovranno indicare una direzione concreta e sostenibile.

