Due ragazzi conosciutisi per caso. La passione per il teatro e la voglia di rappresentare il volto buono di un quartiere
Ci sono storie che spesso potrebbero non essere raccontate. Nei fatti, in ciò che emerge, dalle relative esperienze, spesso potrebbe aversi contezza di ogni cosa. Francesco De Cenzo e Daniele Fiorentino, due giovani artisti provenienti dalla realtà orientale napoletana, precisamente dal quartiere Barra, un giorno si sono incontrati per caso, e da allora hanno capito di avere più di qualcosa in comune.
L’incontro
Francesco De Cenzo e Daniele Fiorentino, hanno rispettivamente 28 e 24 anni. Attori, autori, protagonisti dei social con parodie e sketch, protagonisti di numerosi contesti artistici ed impegnati, in prima persona a portare avanti un progetto che va ben oltre la pura cifra artistica. Il ruolo dell’artista in un contesto complicato, come quello della periferia orientale napoletana. L’esempio, da rispecchiare, da raccontare, che possa dare speranza a chi ha altrettanta voglia di venir fuori da un mare di classici luoghi comuni.
I due giovani, oggi, più che mai impegnati anche “Crea – Centro di produzione – formazione – eventi”, realtà viva, nel cuore del quartiere Barra, vanno ben oltre la produzione artistica, offrendo un luogo, un contesto funzionale e tutto ciò che serva a chi vuole mettersi in gioco, a chi vuole fare della sua storia il punto di partenza per una visione tutta nuova.

Francesco De Cenzo, da anni, inoltre, è direttore artistico del Teatro Pompeo Centanni, di Barra, una solida realtà, tra le poche a fornire una programmazione culturale stabile che possa in qualche modo rappresentare una alternativa per il quartiere ed inoltre, il Teatro Bellavista. Spazio teatrale, quest’ultimo, dinamico e più che mai vivace sito nel quartiere Ponticelli. In entrambi i casi, una produzione artistica variegata ed adatta ad ogni gusto ed età, che negli anni ha macinato consensi in ogni ambito, soprattutto in termini di pubblico, con campagne abbonamenti chiuse a cifre letteralmente impensabili pochi mesi prima.
Francesco e Daniele
Entrare nel mondo di Francesco e Daniele, oggi, più che mai lo studio “Crea”, è una esperienza assolutamente entusiasmante. Ogni angolo dei locali, nel cuore vivo del quartiere Barra, è un rimando ad una passata esperienza o magari ad un’idea che guarda al futuro. L’ambiente prove, gli abiti di scena, alcuni spazi ai quali non è ancora stata trovata destinazione considerata la grande molte di idee e progetti. Un vero e proprio cantiere artistico, dove ogni elemento ha una propria storia, un proprio valore, una propria anima.
“Ci siamo conosciuti alla Scuola di formazione artistica del Teatro Totò – racconta Francesco De Cenzo – entrambi di Barra e non ci eravamo mai incrociati. Da quel momento abbiamo capito che insieme avremmo potuto raccontare qualcosa di noi, e di quello che siamo, di ciò di cui viviamo e cosi l’idea di credere in quel sogno”.
“Incredibile – irrompe Daniele Fiorentino – stesso quartiere e mai nemmeno visti una volta. La scola del Totò ha gettato le basi per un percorso che forse nemmeno immaginavamo, o magari non riuscivamo a considerare in questo modo. Un percorso che oggi ci mette nelle condizioni di poter esprimere liberamente quello che ci passa per la testa, a volte anche troppo”.

L’anima del duo
“I nostri sketch – spiega ancora Francesco – non nascono sempre da una idea strutturata, da qualcosa di organizzato nei minimi dettagli. Spesso basta davvero poco, uno spunto, una nota di colore intercettata chissà dove ed eccoci partire per l’ennesima avventura. Per il futuro – continua – abbiamo in programma uno spettacolo tutto nostro che andrà in scena nei prossimi mesi al Teatro Pompeo Centanni e che rappresenterà un mix di tutto ciò che siamo, comicità, riflessione, provocazione, tante risate insomma, questo è garantito.
“La nostra ambizione, però, non è soltanto artistica – conclude Daniele Fiorentino – a noi piacerebbe fare tanto per questo quartiere e per i ragazzi che ci vivono, che spesso, come è stato per noi, non hanno alcuna alternativa concreta che possa in qualche modo salvarli. Noi rappresentiamo la storia delle tante brave persone che vivono questi luoghi e che credono ancora che sognare sia possibile. Possiamo essere d’esempio, speriamo”.

