Caldo Campania
Caldo Campania

16 Luglio 2026

Martina Sarracino

Caldo estremo, il clima divide i capoluoghi in Campania: Legambiente denuncia le nuove disuguaglianze ambientali

Legambiente fotografa le differenze climatiche nei capoluoghi campani, mostrando come il caldo estremo accentui le disuguaglianze sociali

Il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo. È questo il messaggio principale del dossier “Caldo senza confini: diseguaglianze climatiche nei capoluoghi di provincia in Campania”, presentato da Legambiente, che analizza per la prima volta contemporaneamente i cinque capoluoghi provinciali campani. Lo studio evidenzia come l’aumento delle temperature non sia soltanto un problema ambientale, ma anche una questione sociale. Le conseguenze più pesanti, infatti, ricadono sulle fasce della popolazione maggiormente esposte e con meno strumenti per difendersi.

Napoli, oltre sette gradi di differenza tra quartieri della stessa città

Nel decennio 2015-2025 le città campane hanno mostrato differenze climatiche interne molto marcate. Le temperature al suolo, soprattutto durante le ondate di calore estive, hanno raggiunto livelli estremi. Alcune aree urbane dove il cemento e la scarsità di vegetazione hanno favorito la formazione delle cosiddette isole di calore, il clima è molto più caldo.

Il caso più evidente riguarda Napoli. Nel territorio comunale, durante il periodo estivo, la temperatura media al suolo si attesta intorno ai 41-42°C. Il dato, però, nasconde una forte disparità tra le diverse zone della città. Tra le aree collinari, più ventilate e verdi, e quelle caratterizzate da una forte cementificazione, la differenza termica supera infatti i 7°C. Una distanza significativa che dimostra come anche all’interno dello stesso comune il clima possa essere profondamente diverso. Quartieri con pochi alberi, superfici impermeabili e maggiore densità edilizia sono più esposti agli effetti del caldo estremo rispetto alle zone dotate di maggiore presenza naturale.

Caldo Campania-Immagine di repertorio

La situazione nei capoluoghi

Anche gli altri capoluoghi campani presentano criticità importanti. Salerno registra il quadro termico interno più complesso della regione, con una differenza di 6 gradi tra le aree più calde e quelle più fresche del territorio comunale. A Benevento, invece, nei punti strategici maggiormente colpiti dall’isola di calore urbana, la temperatura al suolo può arrivare fino a 50°C. Caserta presenta una situazione relativamente meno critica, con una temperatura media estiva al suolo di 38°C nel decennio analizzato. La pianura risulta più esposta al caldo, mentre le zone collinari offrono un effetto mitigante. Ad Avellino, nonostante una media cittadina più contenuta, pari a 36°C, il centro urbano raggiunge valori intorno ai 44°C. Ci sono, dunque, conseguenze rilevanti anche nelle aree periferiche produttive.

Il caldo come emergenza sociale e sanitaria

Le alte temperature non rappresentano soltanto un disagio, ma possono trasformarsi in un rischio concreto per la salute. Durante le ondate di calore estive, nelle città campane le temperature al suolo superano spesso le medie stagionali di 5-7°C. Lungo la costa, invece, l’umidità serale può raggiungere valori tra il 70 e il 90%. A subire maggiormente queste condizioni sono le persone che vivono in abitazioni prive di isolamento termico adeguato, che non possono sostenere i costi dei sistemi di raffrescamento o che abitano in quartieri privi di alberi, fontanelle pubbliche e spazi ombreggiati.

La richiesta di Legambiente

Secondo Legambiente, la risposta deve passare da una nuova visione delle politiche urbane, capace di considerare l’adattamento climatico come un elemento essenziale della qualità della vita. Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, ha spiegato: “Le città campane e la Regione devono compiere un salto di qualità nelle politiche climatiche avviando una pianificazione che assuma l’adattamento come una vera infrastruttura sociale. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare percorsi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si fa promotrice del primo Piano Sociale regionale per il clima in Italia”.

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