Carabinieri
Carabinieri - Immagine di repertorio

14 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Due pugni durante una discussione, poi la morte: dieci anni di carcere all’ex pugile Luca Fedele per il caso Mazza

La sentenza è arrivata al termine del rito abbreviato: l’accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni per omicidio preterintenzionale

È stato condannato a 10 anni di reclusione Luca Fedele, 49 anni, ex pugile salernitano accusato della morte di Vincenzo Mazza, 35enne di Angri. La decisione è stata pronunciata dal Gup al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Secondo la ricostruzione, Fedele avrebbe colpito Mazza con due pugni al volto durante un litigio avvenuto a Salerno, provocandogli lesioni che si sarebbero rivelate fatali. La vittima morì dopo la frattura del setto nasale in più punti e per complicanze legate alle vie respiratorie.

La morte di Vincenzo Mazza dopo l’aggressione in via D’Annunzio

I fatti risalgono alla sera del 5 dicembre scorso, in via D’Annunzio a Salerno. Erano da poco passate le 22 quando carabinieri e operatori dei soccorsi arrivarono nell’abitazione trovando Vincenzo Mazza privo di vita. Secondo quanto emerso dalle indagini, tra il 35enne e Luca Fedele sarebbe scoppiata una discussione degenerata in pochi istanti. L’ex pugile avrebbe colpito Mazza con due pugni al volto. Le conseguenze dei colpi, secondo l’accusa, avrebbero portato alla frattura del setto nasale e successivamente al decesso.

La Procura aveva contestato il reato di omicidio preterintenzionale, ipotesi che si configura quando un’azione volontaria diretta a provocare lesioni determina, oltre le intenzioni dell’autore, la morte della vittima. Il processo si è concluso in primo grado con il rito abbreviato, una scelta che consente all’imputato di ottenere, in caso di condanna, la riduzione della pena prevista dalla legge.

auto dei carabinieri
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La ricostruzione dell’accusa e la difesa dell’imputato

Nel corso dell’inchiesta, la Procura aveva chiesto una condanna a 20 anni di reclusione per Luca Fedele. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 35enne sarebbe arrivato nell’appartamento di via D’Annunzio per incontrare una prostituta. Sempre secondo l’accusa, Fedele avrebbe gestito un piccolo giro di prostituzione all’interno dell’abitazione. L’origine precisa della discussione che portò allo scontro fisico, però, non è stata ancora chiarita e sarà oggetto delle motivazioni della sentenza, che dovrebbero essere depositate entro due mesi. Durante l’interrogatorio successivo al fermo, l’imputato aveva respinto le accuse. Fedele aveva dichiarato di non conoscere la vittima e aveva sostenuto di essersi difeso da una possibile aggressione.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è stato assistito dall’avvocato Maurizio De Feo. Le parti offese sono state rappresentate dagli avvocati Giovanni Pentangelo, Carmela Fattoruso, Lucia Apuzzo e Giovanni Vitale.

La decisione del giudice e le prossime fasi del procedimento

La sentenza emessa dal Gup ha stabilito per Luca Fedele una condanna a 10 anni di carcere. La pena è arrivata dopo la valutazione degli elementi raccolti durante le indagini e nel corso del procedimento celebrato con rito abbreviato. Restano attese le motivazioni della decisione, che potranno fornire ulteriori elementi sulla dinamica dello scontro, sulle responsabilità accertate dal giudice e sulle ragioni che hanno portato alla quantificazione della pena.

La vicenda aveva suscitato attenzione a Salerno per la morte improvvisa di Vincenzo Mazza, avvenuta dopo un episodio di violenza culminato all’interno di un’abitazione privata. La condanna di primo grado chiude una prima fase giudiziaria, ma il procedimento potrà proseguire nei successivi gradi di giudizio previsti dall’ordinamento.

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