Fortuna Loffredo, a dodici anni dalla morte nel Parco Verde di Caivano parla la mamma Mimma Guardato
Sono passati dodici anni dalla morte di Fortuna Loffredo, ma la sua vicenda continua a rappresentare una ferita aperta nella memoria collettiva e, soprattutto, nella vita della madre Mimma Guardato. Il tempo non ha attenuato il dolore, che resta costante e quotidiano, legato a un ricordo che non si è mai trasformato in distanza emotiva. La storia della piccola Fortuna continua a essere ricordata non solo come una tragedia personale, ma come simbolo di una periferia segnata da fragilità sociali e mancanza di protezione.
La tragedia del Parco Verde di Caivano
Era il 24 giugno 2014 quando la bambina di sei anni precipitò dall’ottavo piano di un edificio del Parco Verde di Caivano. In un primo momento si pensò a un incidente, ma le indagini e l’autopsia rivelarono un quadro ben più drammatico. La piccola aveva subito violenze e abusi sessuali ripetuti. La sua morte fu ricondotta a un episodio di estrema violenza, culminato con la condanna all’ergastolo di Raimondo Capito per omicidio e violenza sessuale. Un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
Il dolore della madre e un ricordo vivo
Il dolore della madre resta immutato e profondamente radicato nella quotidianità. ”Porto dentro di me tutto di Chicca, che era il suo soprannome. Quando ha iniziato a parlare, ad andare a scuola, che adorava frequentare. Domani è una di quelle giornate che non si dimenticano, ma avverto la stessa sensazione tutti i giorni, ho perso una figlia”. Parole che restituiscono la dimensione intima di una perdita che non si è mai trasformata in passato, ma che continua a vivere nel presente della madre.
Oggi la madre vive in Emilia-Romagna e ha costruito una nuova vita, lontano dal luogo della tragedia, anche con la nascita di un’altra figlia. Tuttavia, resta aperta una questione irrisolta, vale a dire la sepoltura della piccola Fortuna. La donna desidera poter trasferire le spoglie della bambina vicino a sé, per darle finalmente una collocazione familiare e vicina alla sua vita attuale. ”Ci stiamo lavorando, farò di tutto affinché venga con me, ci riuscirò”, assicura la mamma. Una volontà che si scontra però con il dissenso del padre, che negli anni ha sempre opposto resistenza a questa richiesta.
Il Parco Verde e i segnali di cambiamento
Nel corso del tempo, il Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, è diventato anche oggetto di interventi istituzionali e attenzione politica. In memoria della piccola è stata istituita la Giornata nazionale delle Periferie urbane. La madre osserva i cambiamenti da lontano e riconosce alcuni segnali di trasformazione: ”Vedo che il governo ci sta lavorando, mi pare si avverta maggiormente la presenza dello Stato. Prima ognuno faceva quel che voleva, spero si continui a costruire quel che manca in quel parco, sono certo che padre Maurizio Patriciello continuerà la sua opera”.
La storia di Fortuna Loffredo resta una delle pagine più dolorose della cronaca italiana recente. Oltre al fatto giudiziario, emerge una riflessione più ampia sulle periferie urbane, sulla protezione dell’infanzia e sulla capacità dello Stato di intervenire prima che le fragilità sociali diventino tragedie irreversibili. Il dolore della madre, ancora vivo dopo dodici anni, ricorda quanto certe ferite non si chiudano con il tempo, ma richiedano memoria, responsabilità e impegno continuo da parte della società.

