Dopo dieci anni di latitanza e una lunga fuga tra i Balcani, un 42enne albanese condannato per gravi reati è stato estradato e arrestato a Caserta dalla Polizia di Stato
È rientrato in Italia con un volo proveniente dall’Albania, scortato dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il 42enne albanese latitante da circa dieci anni. All’arrivo è stato immediatamente arrestato dagli agenti della Polizia di Stato. L’uomo era ricercato per una condanna definitiva a 9 anni e 10 mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata a rapine a mano armata ed estorsione. La sua cattura rappresenta l’epilogo di una lunga attività investigativa culminata con l’estradizione dall’estero.
La condanna e la lunga latitanza
Il 42enne era irreperibile in Italia dal 2016, anno in cui aveva fatto perdere le proprie tracce dopo le attività criminali contestate. La condanna definitiva riguarda reati commessi fino al 2016 e confermati dalla giustizia italiana. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe partecipato a una rete criminale strutturata, attiva su più territori e caratterizzata da una forte capacità organizzativa e violenta. La lunga latitanza ha reso necessarie indagini complesse e una costante collaborazione internazionale tra forze di polizia.
Le indagini tra Italia e Balcani
Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Caserta in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e coordinate dalla Procura Generale di Napoli. Gli investigatori sono riusciti a rintracciare il latitante mentre tentava la fuga dall’Albania verso la Macedonia del Nord, intercettandolo al valico di “Blato”. Il lavoro investigativo ha evidenziato un’efficace rete di cooperazione internazionale tra diversi Paesi europei.
Durante la sua permanenza in Italia, l’uomo avrebbe fatto parte di un gruppo criminale originario dei Balcani, radicato nell’agro aversano. In particolare avrebbe agito tra i comuni di Trentola Ducenta e Parete. L’organizzazione, secondo le ricostruzioni investigative, sarebbe stata responsabile di numerose rapine ed estorsioni in diverse aree del territorio nazionale. Le modalità operative includevano anche l’uso di armi da guerra. Un elemento molto importante che sottolinea la pericolosità del sodalizio criminale e la sua capacità di intimidazione sul territorio.
L’operazione di estradizione e il ruolo delle autorità
L’arresto e il successivo trasferimento in Italia sono stati possibili grazie alla collaborazione tra autorità giudiziarie e forze dell’ordine internazionali, con il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e della Polizia di Stato. L’operazione evidenzia l’importanza degli strumenti di cooperazione giudiziaria europea e internazionale nella cattura dei latitanti.
Un caso che mostra come la giustizia possa richiedere tempo, ma anche come la cooperazione tra Stati sia ormai fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. La latitanza durata anni non ha impedito l’esecuzione della pena. Ha però reso necessario un impegno investigativo costante e coordinato. Allo stesso tempo, emerge la complessità del contrasto a gruppi criminali che operano oltre i confini nazionali, sfruttando mobilità e reti internazionali. Il caso rafforza l’idea che la sicurezza non possa più essere affrontata solo su scala locale, ma richieda una strategia condivisa tra Paesi e istituzioni.


