Le indagini dei carabinieri e della Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito il movente dell’agguato avvenuto nel 2015 a Cavalleggeri di Aosta
Un arresto per un omicidio di camorra avvenuto oltre dieci anni fa e legato agli equilibri criminali nella zona occidentale di Napoli. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di un uomo gravemente indiziato di concorso in omicidio premeditato e di detenzione e porto illegale di arma da fuoco aggravati dal metodo mafioso. Il provvedimento rappresenta l’esito di un lungo lavoro investigativo coordinato dalla DDA partenopea. Inoltre, è stato sviluppato attraverso attività tecniche e dichiarazioni convergenti di collaboratori di giustizia.
L’omicidio di Rodolfo Zinco nel 2015
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il destinatario della misura cautelare sarebbe l’autore materiale dell’omicidio di Rodolfo Zinco, ucciso il 22 aprile 2015 nel quartiere di Cavalleggeri di Aosta, nella zona occidentale del capoluogo campano. L’agguato fu compiuto con colpi di pistola calibro 9. Inoltre, si inseriva nel contesto della contrapposizione tra gruppi criminali per il controllo del territorio e delle attività illecite. L’omicidio, secondo le risultanze investigative, non sarebbe stato un episodio isolato. Era un’azione pianificata nell’ambito delle strategie di espansione di un’organizzazione camorristica operante nell’area flegrea. Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari a carico dell’uomo arrestato. L’uomo è stato individuato come esecutore materiale del delitto.

Il movente: la conquista di Bagnoli
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda il movente dell’omicidio. Gli investigatori hanno accertato che il clan Giannelli avrebbe deciso di eliminare Rodolfo Zinco perché ritenuto un punto di riferimento nella gestione di attività criminali nel quartiere di Bagnoli. La presenza di Zinco sul territorio sarebbe stata considerata un ostacolo agli interessi del gruppo criminale guidato da Alessandro Giannelli. In quel periodo, il clan era impegnato ad ampliare la propria influenza nella zona occidentale di Napoli. L’eliminazione della vittima avrebbe quindi avuto l’obiettivo di favorire l’espansione del clan e consolidarne il controllo sulle attività illegali presenti nell’area. Si tratta di una dinamica già emersa in numerose indagini antimafia. In queste indagini, il controllo del territorio rappresenta uno degli elementi fondamentali per l’affermazione delle organizzazioni criminali.
Otto anni di indagini e riscontri investigativi
L’attività investigativa si è sviluppata in più fasi tra il 2017 e il 2025. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno approfondito il contesto criminale nel quale maturò il delitto. Determinante, secondo quanto riferito dagli inquirenti, è stato il contributo fornito da alcuni collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni sono state sottoposte a verifiche e riscontri investigativi. A queste si sono aggiunte attività tecniche. Queste attività hanno consentito di ricostruire il quadro degli eventi e il ruolo attribuito all’indagato.
Il provvedimento cautelare rappresenta un ulteriore sviluppo nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata nell’area occidentale di Napoli. Questo territorio negli anni è stato teatro di scontri tra gruppi criminali interessati al controllo delle principali attività illecite.
L’azione della Direzione Distrettuale Antimafia
L’arresto conferma il lavoro svolto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dall’Arma dei carabinieri nel ricostruire episodi di criminalità organizzata anche a distanza di anni dai fatti. Le indagini hanno permesso non solo di individuare il presunto autore materiale dell’omicidio, ma anche di chiarire il contesto nel quale il delitto venne deciso e realizzato. Un quadro che, secondo gli investigatori, evidenzia come l’omicidio fosse funzionale agli interessi del clan nella competizione per il controllo delle attività criminali nell’area di Bagnoli e più in generale nella zona occidentale del capoluogo campano. Come previsto dalla legge, la persona destinataria della misura cautelare è da ritenersi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.


