Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito otto episodi tra rapine e tentativi avvenuti tra gennaio e febbraio nel comune vesuviano
A San Gennaro Vesuviano, in provincia di Napoli, i carabinieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di quattro giovani ritenuti responsabili di una serie di rapine ai danni di cittadini bengalesi. Tra gli indagati figurano anche due minorenni di 17 anni, insieme a un 23enne e a un 24enne, tutti residenti a Striano. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire otto episodi avvenuti tra gennaio e febbraio 2025. Secondo quanto emerso dalle indagini, tre dei casi contestati riguardano tentate rapine.
Le rapine ai danni della comunità bengalese
Secondo gli accertamenti condotti dai carabinieri, le vittime individuate appartenevano tutte alla comunità bengalese presente sul territorio. Gli indagati avrebbero avvicinato le persone in strada per impossessarsi del denaro in loro possesso. Le rapine sarebbero state messe in atto attraverso minacce e intimidazioni. In diverse circostanze il gruppo avrebbe utilizzato una mazza da baseball in alluminio per spaventare le vittime e costringerle a consegnare il denaro. In alcuni episodi, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, le persone prese di mira sarebbero state anche colpite durante le aggressioni. L’azione del gruppo si sarebbe concentrata nell’arco di poche settimane, generando un clima di forte preoccupazione tra le vittime coinvolte.

L’avvio delle indagini e il ruolo delle telecamere
Le indagini sono partite grazie alla segnalazione indiretta di una delle vittime. Un cittadino residente nella zona è stato infatti avvicinato da una persona che aveva subito una rapina e che ha chiesto di poter visionare le immagini registrate dal suo sistema di videosorveglianza privata.
Da quel momento è scattata l’attività investigativa dei carabinieri, che hanno approfondito la vicenda raccogliendo elementi utili all’identificazione dei responsabili. Nel corso degli accertamenti, gli investigatori sono riusciti a individuare ulteriori vittime appartenenti alla comunità bengalese. Secondo le prime ricostruzioni, alcune delle persone coinvolte avrebbero inizialmente mostrato esitazione nel presentare denuncia. Successivamente, però, hanno deciso di collaborare con le autorità, fornendo informazioni utili alla ricostruzione degli episodi contestati. Determinante si è rivelata l’analisi delle immagini provenienti sia dagli impianti comunali di videosorveglianza sia dalle telecamere installate da privati cittadini. I filmati hanno consentito agli investigatori di individuare i veicoli che sarebbero stati utilizzati dal gruppo durante gli spostamenti collegati alle rapine.
Le perquisizioni e il materiale sequestrato
Gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta hanno portato all’esecuzione di perquisizioni nei confronti degli indagati. Durante le attività, i carabinieri hanno rinvenuto diversi oggetti ritenuti di interesse investigativo. Tra il materiale sequestrato figurano gli indumenti che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati durante alcuni degli episodi contestati. È stato inoltre trovato un distintivo da Guardia Particolare Giurata. Secondo le prime ricostruzioni, il distintivo sarebbe stato mostrato durante alcune delle azioni criminali, probabilmente con l’obiettivo di aumentare il potere intimidatorio nei confronti delle vittime.
Le misure cautelari
Al termine delle indagini, l’autorità giudiziaria competente ha disposto misure cautelari nei confronti di tutti e quattro gli indagati. Due dei destinatari dei provvedimenti sono minorenni, circostanza che ha comportato il coinvolgimento delle autorità giudiziarie competenti per i minori. L’operazione rappresenta l’esito di un’attività investigativa sviluppata attraverso testimonianze, analisi dei sistemi di videosorveglianza e accertamenti sul territorio. Gli investigatori hanno così ricostruito una serie di episodi che, secondo l’accusa, avrebbero avuto come obiettivo cittadini bengalesi residenti o presenti nell’area di San Gennaro Vesuviano.
Le indagini proseguono per eventuali ulteriori approfondimenti, mentre resta fermo il principio di presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.


