Mercoledì 27 maggio l’inaugurazione di “La forza del bene” in via Roma verso Scampia 110, restituito alla collettività grazie al progetto finanziato dalla Fondazione CON IL SUD.
Mercoledì 27 maggio 2026, dalle ore 15 alle 17, il quartiere di Scampia accoglie l’apertura di un bene confiscato alla criminalità organizzata. Questo bene viene trasformato in un centro polivalente dedicato a giovani e famiglie. L’immobile di via Roma verso Scampia 110, strappato alla camorra dallo Stato, diventa un presidio di legalità, cultura e partecipazione civica. L’iniziativa porta il nome “La forza del bene” ed è il risultato concreto del progetto “Tessitori di Bene”. Questo progetto è sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD nell’ambito dell’Avviso Beni confiscati alle mafie 2023.
Il progetto “Tessitori di Bene”: chi c’è dietro l’iniziativa
“Tessitori di Bene” non è un progetto nato per caso né costruito su ambizioni astratte. Si tratta del risultato di una rete di soggetti del terzo settore campano che da anni lavora nei territori più difficili della provincia di Napoli. Il tutto avviene con un approccio concreto e radicato nelle comunità locali. L’ente capofila è la Fondazione Città Nuova ETS, realtà consolidata nel campo della promozione sociale e della rigenerazione comunitaria. Attorno a lei si stringono partner di riconosciuto valore: L’Orsa Maggiore Cooperativa Sociale, specializzata in servizi educativi e di inclusione. Poi, vi è l’Associazione Chi Rom e Chi No ONLUS. Quest’ultima è impegnata da anni nel dialogo interculturale e nell’integrazione delle comunità rom presenti sul territorio. E infine vi è la Fondazione Jorit. Questa è emanazione dell’omonimo progetto artistico internazionale che ha fatto di Napoli (e di Scampia in particolare) uno dei suoi laboratori più riconoscibili a livello globale. Il finanziamento arriva dalla Fondazione CON IL SUD, che con l’Avviso Beni confiscati alle mafie 2023 ha inteso sostenere proprio questo tipo di interventi. Non si tratta della semplice ristrutturazione di immobili. Al contrario, si punta alla costruzione di comunità attorno a spazi sottratti alla criminalità, un modello che trasforma la confisca in un atto di restituzione sociale.

Cosa diventerà lo spazio di via Roma verso Scampia 110
Il centro polivalente che apre mercoledì non è pensato come contenitore generico di attività. Infatti, la sua missione è rispondere ai bisogni specifici di un quartiere che, nonostante anni di narrazioni negative, ospita una comunità viva, capace di mobilitarsi e di chiedere servizi, spazi di aggregazione e prospettive per i propri figli.
Il modello prevede attività dedicate ai giovani e alle famiglie: spazi educativi informali, laboratori creativi, iniziative culturali e momenti di partecipazione civica. La dimensione inclusiva è centrale nel progetto. Il coinvolgimento di Chi Rom e Chi No ONLUS segnala la volontà esplicita di aprire il centro anche alle componenti più marginalizzate del quartiere, quelle che più difficilmente accedono ai servizi tradizionali. Il ruolo della Fondazione Jorit aggiunge una dimensione ulteriore. L’arte muraria e la street art di cui Scampia è diventata teatro negli ultimi anni con opere di scala internazionale hanno già dimostrato di poter modificare la percezione di un luogo. Questo accade prima ancora di modificarne le condizioni materiali. Quindi, avere Jorit tra i partner significa che questo centro non vuole solo offrire servizi. Essenzialmente, vuole cambiare il modo in cui il quartiere si racconta e viene raccontato.
La cerimonia del 27 maggio: un atto istituzionale e simbolico
La cerimonia di inaugurazione, in programma dalle 15 alle 17 di mercoledì 27 maggio, sarà aperta alle autorità locali e ai rappresentanti degli enti coinvolti. La presenza istituzionale non è un dettaglio marginale. In un territorio dove lo Stato ha spesso significato assenza, repressione o promesse disattese, ogni atto concreto di restituzione acquista un peso che va oltre il singolo edificio.
Un bene confiscato che viene restituito alla collettività è, prima di tutto, un messaggio. Dice alla criminalità organizzata che ciò che ha accumulato attraverso la violenza e lo sfruttamento non le appartiene, e non le apparterrà. E dice alla comunità che quello spazio è suo, che può abitarlo, trasformarlo, farlo proprio.
Scampia, tra stigma e trasformazione: il contesto che conta
Per comprendere al meglio il valore di questa apertura, è necessario tenere presente il contesto in cui si inserisce. Scampia è uno dei quartieri più conosciuti d’Italia, ma spesso per le ragioni sbagliate. Per esempio, la serie televisiva Gomorra ne ha consolidato un’immagine internazionale legata quasi esclusivamente al traffico di droga e alla violenza camorristica. Si tratta di un’immagine che, per quanto ancorata a fatti reali del passato, ha finito per oscurare tutto il resto.
Eppure Scampia è anche altro. È un quartiere dove operano decine di associazioni, cooperative sociali, realtà educative e culturali. È anche un luogo in cui intere generazioni di educatori, volontari e operatori sociali hanno scelto di restare, di investire il proprio tempo e le proprie competenze. Si tratta di un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto trasformazioni urbane significative, con la demolizione progressiva delle Vele (simbolo architettonico del degrado) e la costruzione di nuove infrastrutture sociali.
L’apertura del centro di via Roma verso Scampia 110 si inserisce in questa traiettoria. Non è un fatto isolato, ma un tassello di un processo più ampio di rigenerazione urbana e sociale che coinvolge istituzioni, terzo settore e cittadini. È un processo lento, non lineare e spesso ostacolato ma reale.
Il modello dei beni confiscati: una scommessa che funziona
L’Italia è il paese europeo con la legislazione più avanzata in materia di confisca e riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata. La legge Rognoni-La Torre del 1982 e le sue successive integrazioni hanno costruito un sistema che, almeno sulla carta, consente di trasformare il patrimonio mafioso in risorsa collettiva. Nella pratica, però, il percorso è spesso accidentato: immobili in cattivo stato, iter burocratici lunghissimi, difficoltà nel trovare soggetti gestori capaci di sostenere i costi operativi. Il modello promosso da Fondazione CON IL SUD con l’Avviso Beni confiscati alle mafie risponde esattamente a queste criticità. Non si limita a finanziare la ristrutturazione fisica degli immobili, ma sostiene la costruzione di reti di soggetti in grado di gestirli nel tempo, di animarli, di radicarne l’uso nella comunità. È un approccio che riconosce la complessità del problema e prova a rispondervi con strumenti adeguati.
“La forza del bene” è, in questo senso, un esempio di come questo modello possa funzionare. Un bene sottratto alla camorra, una rete di soggetti del terzo settore, un quartiere che chiede spazi di socialità e futuro: quando questi tre elementi si incontrano, la rigenerazione non è più solo uno slogan


