Fonderie Pisano
Fonderie Pisano

18 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Fonderie Pisano, il Consiglio di Stato conferma la chiusura dello stabilimento a Salerno

Respinto il ricorso cautelare della società: resta la revoca dell’Aia disposta dalla Regione Campania, sospeso solo l’obbligo di presentare il piano di dismissione

Lo stabilimento delle Fonderie Pisano resta fermo dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso cautelare della società contro la revoca dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Inoltre, i giudici amministrativi hanno confermato l’impianto del provvedimento adottato dalla Regione Campania nel marzo 2026. Questo atto era già stato validato dal Tar di Salerno. Resta però sospeso l’obbligo di presentare il piano di dismissione e ripristino ambientale, in attesa della decisione di merito.

La decisione del Consiglio di Stato

Secondo quanto riporta Salerno Today, il Consiglio di Stato ha ritenuto prevalente, nella fase cautelare, l’esigenza di tutela ambientale e sanitaria rispetto alle ragioni economiche e occupazionali evidenziate dalla società. Nel provvedimento si sottolinea come la protratta inerzia nel processo di delocalizzazione non possa essere oggi invocata per giustificare la prosecuzione dell’attività produttiva in un’area ad alta densità abitativa.

Secondo i giudici della Quarta Sezione, sempre secondo Salerno Today, il danno economico e occupazionale prospettato, con la possibile perdita di oltre cento posti di lavoro, non è sufficiente a superare le ragioni poste a fondamento della revoca dell’autorizzazione ambientale. In questa fase, tuttavia, il Collegio ha accolto parzialmente l’appello limitatamente al piano di dismissione. Ha ritenuto che la sua immediata esecuzione potrebbe produrre effetti irreversibili sul piano industriale e giuridico. Il Tribunale amministrativo di Salerno è stato sollecitato a fissare in tempi rapidi l’udienza di merito.

Il contesto: stabilimento e area urbana

La vicenda delle Fonderie Pisano si inserisce in un contesto urbanistico complesso, segnato dalla presenza dello stabilimento in un’area residenziale densamente popolata. La coesistenza tra attività industriale e abitazioni è al centro del dibattito da anni, anche in relazione all’impatto delle emissioni e delle polveri generate dalla produzione. Il piano urbanistico del 2006 aveva già previsto la necessità di una delocalizzazione dell’impianto. Questa misura è rimasta tuttavia inattuata per un lungo periodo. Questa mancata attuazione è uno degli elementi richiamati nei provvedimenti amministrativi più recenti e nelle valutazioni dei giudici.

Secondo la Regione Campania, la revoca dell’Aia è stata disposta anche in seguito al mancato adeguamento alle migliori tecniche disponibili definite a livello europeo alla fine del 2024. Inoltre, il provvedimento si inserisce in un più ampio quadro di revisione delle autorizzazioni ambientali per gli impianti industriali ad alto impatto.

Fonderie Pisano.
Fonderie Pisano.

La sentenza della Corte di Strasburgo e gli obblighi dello Stato

Un passaggio rilevante nella ricostruzione della vicenda è la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del maggio 2025, che ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha evidenziato come non sia stato garantito un adeguato bilanciamento tra attività industriale e diritto dei residenti alla vita privata e familiare. La decisione ha imposto allo Stato italiano l’adozione di misure strutturali, tra cui l’adeguamento ambientale dell’impianto o, in alternativa, la sua delocalizzazione. In questo contesto si colloca il successivo intervento della Regione Campania, che nel marzo 2026 ha disposto la decadenza dell’autorizzazione. La giurisprudenza europea ha inoltre richiamato la necessità di garantire un’effettiva tutela preventiva nei confronti dei rischi ambientali. Questo è importante soprattutto per le aree densamente abitate.

Gli sviluppi futuri e il possibile spiraglio

Nonostante la conferma della sospensione dell’attività, la decisione del Consiglio di Stato non chiude definitivamente il contenzioso. Restano infatti aperte diverse questioni che saranno valutate nel merito dal Tar di Salerno, tra cui la proporzionalità del provvedimento, la corretta applicazione delle procedure amministrative e le valutazioni tecniche prodotte dalle parti.

Un elemento significativo è la possibilità per la società di presentare un progetto di adeguamento alle nuove prescrizioni ambientali. Tale ipotesi potrebbe riaprire il procedimento di riesame dell’autorizzazione, qualora fossero rispettati i requisiti tecnici richiesti. In assenza di iniziative da parte della società, tuttavia, il quadro giuridico delineato dalle amministrazioni e confermato in sede cautelare rischia di consolidarsi in senso definitivo.

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