Carabinieri - immagine di repertorio
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📍 Pietradefusi

15 Maggio 2026

Martina Sarracino

Avellino, usava la carta carburante del Comune per la sua auto. Consigliere comunale indagato per peculato

Consigliere comunale indagato per peculato a Pietradefusi, in provincia di Avellino: usava la carta carburante del Comune per la sua auto

Consigliere comunale di Pietradefusi, in provincia di Avellino, è finito al centro di un’inchiesta giudiziaria con l’accusa di peculato continuato. Secondo quanto emerso dalle indagini svolte dalla Procura di Benevento, l’amministratore avrebbe utilizzato in modo sistematico la carta carburante destinata a un’auto di servizio del Comune per rifornire, invece, la propria vettura privata. Il caso ha sollevato forte attenzione nell’ambito dell’amministrazione locale e dell’opinione pubblica.

Le indagini dei carabinieri

I carabinieri, sotto il coordinamento del procuratore Nicola D’Angelo, hanno svolto subito l’attività investigativa. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire una serie di rifornimenti non giustificati, effettuati con la scheda carburante in dotazione al mezzo della Polizia municipale. Secondo gli inquirenti, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un utilizzo ripetuto nel tempo. Elemento, quest’ultimo, che ha portato all’ipotesi del reato di peculato continuato.

Al centro della vicenda, la presunta appropriazione indebita di risorse pubbliche attraverso l’uso della carta carburante del Comune. Questo strumento è normalmente destinato a coprire le spese di carburante dei veicoli istituzionali, usati proprio per servizi di pubblica utilità. L’ipotesi accusatoria sostiene, invece, che la tessera sia stata utilizzata per rifornire un’auto privata, appartenente proprio al consigliere comunale. In questo modo, avrebbe anche configurato un possibile danno economico all’ente.

Auto Carabinieri
Auto dei Carabinieri – Immagine di repertorio

Il danno erariale contestato

Stando a quanto riportato dalle indagini dei carabinieri, il danno erariale sarebbe stato quantificato in alcune centinaia di euro. Sebbene la cifra non sia particolarmente elevata in termini assoluti, il valore simbolico e istituzionale del caso è considerato di particolare rilevanza. L’uso improprio di fondi pubblici, anche se di importo non eccessivo, è una vera e propria violazione dei principi di correttezza e trasparenza nella gestione del pubblico.

Casi come questo sollevano una domanda che va oltre il singolo episodio: è così fragile la fiducia nel bene pubblico quando anche le piccole risorse sono gestite in modo improprio? Non è la somma sottratta ad avere il peso maggiore, ma l’idea che quello che appartiene alla collettività possa essere percepito come utilizzabile per fini personali. La trasparenza e i controlli, dunque, non sono solo strumenti amministrativi, ma elementi essenziali per mantenere solido il legame tra cittadini e istituzioni.

La difesa dell’indagato e la misura cautelare

Nel corso dell’interrogatorio preventivo, il consigliere comunale ha fornito la propria versione dei fatti. Quest’ultima, però, non ha trovato riscontro negli accertamenti successivi. Sulla base degli elementi raccolti, il Gip del Tribunale di Benevento ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. La decisione indica la presenza di indizi ritenuti sufficienti a giustificare il provvedimento.

La vicenda, ora, potrebbe avere conseguenze importanti anche sul piano politico locale. Episodi di questo tipo, infatti, tendono a minare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Questo, del resto, avviene soprattutto in realtà territoriali più piccole, proprio come in questo caso. Qui, generalmente, il rapporto tra amministratori e comunità è più diretto. Resta ora da attendere l’evoluzione del procedimento giudiziario che dovrà chiarire in modo definitivo tutte le responsabilità dell’indagato.

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