Murales per Clementino a Cimitile
Murales Clementino a Cimitile
📍 Cimitile

21 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Cimitile, l’infinito in un muro: il ritorno di Clementino tra rime, ferite e riscatto

Dalla gavetta nei villaggi a Sanremo, fino alla lotta contro le dipendenze: il murale di Corrado Teso alla Gescal celebra l’uomo dietro la Iena, nel segno di una rinascita che riparte da casa

C’è un verso che oggi pesa più del platino: “Cimitile pareva infinito“. Sabato 18 aprile, quel verso si è fatto carne e cemento nel cuore della Gescal. L’imponente opera dello street artist Corrado Teso dedicata a Clementino è stata la celebrazione di una “restanza” consapevole: il ritorno di Clemente Maccaro lì dove tutto è iniziato, prima che la vita diventasse un tour senza fine. Dalla gavetta nei villaggi alle lacrime in comunità, fino ai successi sanremesi, la storia dal rapper si cristallizza su un muro che parla di riscatto. Un messaggio silenzioso ma assordante inviato a tutti i ragazzi del Sud: la provincia non è una condanna, ma la pista di decollo per chi non ha paura di volare alto, mantenendo però le scarpe sporche della terra di casa.

L’estetica della verità: il segno di Teso e lo sguardo di Crisci

L’opera, che domina il paesaggio urbano di Cimitile, nasce da una potente sinergia visiva. Corrado Teso ha tradotto in muralismo uno scatto d’autore di Alfiero Crisci, il giovane fotografo salernitano che ha saputo catturare l’essenza di Clementino per il «Live Tour 2025». Il titolo, «Cimitile pareva infinito», è un prestito semantico dal brano Tarantelle (2019), un verso che oggi, impresso sul cemento, suona come una rivendicazione d’appartenenza. Non è un caso che l’opera sorga proprio alla Gescal.

In questo dialogo tra la fotografia di Crisci e la bomboletta di Teso, il volto del rapper diventa un’icona laica che nobilita l’edilizia popolare. La scelta cromatica e la forza del tratto celebrano il testimone di un territorio che rivendica la propria centralità culturale. L’estetica è potente, coraggiosa, squisitamente street.

Teso ha lavorato con una palette che rispetta l’anima del quartiere Gescal, trasformando l’edilizia popolare in una tela da galleria internazionale. Il volto di Clementino diventa un manifesto generazionale: la dimostrazione che il carisma non ha bisogno di metropoli per splendere, ma di una verità che solo la provincia sa regalare.

Murales Clementino a Cimitile
Murales Clementino a Cimitile

Dalla scuola dei villaggi al buio della comunità

Per capire il peso di quelle lacrime versate da Clementino durante l’inaugurazione, bisogna guardare oltre la superficie del successo. La sua è una storia di contrasti. Dietro il sorriso contagioso del coach di The Voice Senior, c’è la corazza di chi ha fatto tredici anni di gavetta nei villaggi vacanze. «Un’ottima scuola dove impari l’empatia e la comunicazione, come Fiorello», ha raccontato spesso l’artista.

Una scuola che lo ha preparato ai palchi di Sanremo (solcati tre volte, tra il 2013 e il 2017) e alla giungla del rap italiano. Tuttavia, il percorso di Clemente non è stato privo di zone d’ombra. Il murale della Gescal celebra l’uomo che ha avuto il coraggio di ammettere la propria fragilità quando, nel 2018, rivelò durante un evento alla Fabbrica del Vapore a Milano il suo periodo in comunità per disintossicarsi.

«C’è stato un momento in cui non ero più Clemente, ero solo la Iena White sopraffatta dalla sostanza», ha confessato a Il Corriere della sera. Il passaggio repentino dai riflettori dell’Ariston a «pulire i bagni in comunità» è la ferita che ha reso la sua arte più densa. È in quel dolore, davanti alle lacrime dei genitori, che Clementino ha trovato la forza di tornare a essere Clemente, trasformando la Iena delle origini nel «Black Pulcinella» dell’ultimo disco: un’icona scura ma pulsante di vita, che ride delle proprie sventure per sconfiggerle.

Clementino e Gigi D'Alessio
Clementino e Gigi D’Alessio

La connessione territoriale: il palco sui quaderni di scuola

Oggi, quel ragazzo che ha vissuto mille vite è tornato a vivere stabilmente a Cimitile. La scelta di rimettere radici nella propria città è un atto di devozione verso quel territorio che lo ha nutrito. «Qui ho riempito i quaderni di scuola sognando un palco», ha dichiarato visibilmente commosso durante l’inaugurazione.

In queste parole si legge la connessione carnale con ogni vicolo, ogni faccia, ogni pietra di questo paese che un tempo gli sembrava “infinito” e che oggi lo accoglie come un porto sicuro. Il rapper ha voluto affidare il significato più profondo dell’opera, trasformandola in un manifesto politico e sociale per tutto il Sud.

«Questo murales deve dire una cosa chiara: ce la possiamo fare tutti. Anche se vieni dalla Gescal di Cimitile, da Nola, da Camposano, dalla provincia di Napoli o da qualsiasi zona del Sud Italia, anche se parti da un quartiere difficile, puoi sognare e puoi arrivare. Serve solo determinazione». L’appello social di Clementino è diretto alle nuove generazioni: guardare il muro per capire che i sogni si realizzano senza “brutte strade”.

L’opera di Corrado Teso resta dunque un’eredità collettiva. Dedicata agli amici di sempre e ai nonni che lo guardano “da lassù”, il murale è un messaggio ai giovani della Gescal: la prova tangibile che la provincia non è un limite, ma un laboratorio di sogni. «Avete reso infinito un ragazzo partito da qui», continua il rapper sui social. Ma a guardare quel muro, si capisce che la verità è un’altra: è lui che ha reso infinita la sua Cimitile.

Clementino ha portato il mondo a Cimitile e Cimitile nel mondo, ma alla fine ha scelto di riportare se stesso a casa. Perché, come insegna la sua storia, puoi anche toccare il cielo con un dito, ma è solo quando i piedi tornano sulla tua terra che capisci davvero quanto lontano sei arrivato.

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