I clienti e i dipendenti hanno comunicato con l’esterno tramite biglietti: «Siamo soli, aiutateci a uscire»
Quattro ore e mezza di tensione nel quartiere collinare di Napoli per una rapina in banca conclusa senza feriti ma con la fuga dei responsabili. Venticinque persone, tra clienti e dipendenti, sono rimaste bloccate all’interno di una filiale mentre un gruppo organizzato svuotava il caveau. L’intervento delle forze dell’ordine ha permesso la liberazione degli ostaggi.
L’assalto alla filiale e l’allarme
Il colpo è iniziato poco prima di mezzogiorno, quando tre uomini sono entrati in una banca di piazza Medaglie d’Oro. Indossavano tute scure e il volto coperto. Uno di loro era armato di una pistola, risultata poi a salve. I presenti sono stati radunati e chiusi in una saletta al piano superiore. Secondo le prime ricostruzioni, mentre i tre tenevano sotto controllo l’ingresso, altri complici erano già all’interno dell’edificio, arrivati attraverso cunicoli sotterranei collegati alla rete fognaria. L’obiettivo era il caveau, dove si trovano cassette di sicurezza e valori. L’allarme è scattato quasi subito: un dipendente è riuscito ad attivare il sistema di emergenza, consentendo l’arrivo tempestivo dei carabinieri. L’area è stata isolata nel giro di pochi minuti, con il dispiegamento di pattuglie e l’arrivo dei vertici delle forze dell’ordine e della procura.
Gli ostaggi e i “pizzini” verso l’esterno
Secondo quanto riporta Il Mattino, durante le ore successive, la priorità è stata la sicurezza delle persone all’interno. I 25 ostaggi sono rimasti chiusi in una stanza con affaccio su via Ugo Niutta. Da lì, accorgendosi della presenza dei militari, alcuni di loro hanno cercato di comunicare scrivendo messaggi su fogli di carta. «Siamo da soli, aiutateci a uscire», uno dei messaggi mostrati all’esterno. Un cliente è riuscito anche a nascondere il cellulare e a confermare che i rapinatori non erano più nella stanza e che nessuno era sotto minaccia diretta. Queste informazioni hanno permesso di modificare la strategia di intervento. I vigili del fuoco, autorizzati dalle forze dell’ordine, hanno sfondato una vetrata blindata, creando un varco per la fuga. Tutti gli ostaggi sono stati evacuati senza conseguenze fisiche rilevanti, anche se molti erano in stato di forte stress.
Il caveau e la fuga della banda
Mentre all’esterno si gestiva l’emergenza ostaggi, all’interno i rapinatori completavano l’operazione. Il gruppo ha avuto il tempo di aprire numerose cassette di sicurezza, con un bottino ancora in fase di quantificazione ma che potrebbe essere molto elevato. La modalità dell’azione richiama quella della cosiddetta “banda del buco”, specializzata in accessi attraverso cunicoli sotterranei. Una volta terminato il colpo, i malviventi si sono dileguati proprio attraverso i passaggi scavati, rendendo impossibile un’immediata intercettazione. Nonostante l’arrivo delle unità speciali dei carabinieri, intervenute con un elicottero, al momento dell’irruzione nella filiale i responsabili erano già fuggiti.
Il ruolo del sottosuolo
Decisiva, nella riuscita del colpo, la conoscenza del reticolo sotterraneo. La fuga attraverso la rete fognaria lascia pensare a un lavoro preparatorio lungo, con accessi individuati e probabilmente già testati. Gli investigatori stanno verificando la corrispondenza tra i percorsi reali e le mappe disponibili, alla ricerca di segni recenti di scavo o di passaggi artificialmente chiusi. Un sistema complesso che, ancora una volta, si conferma un alleato strategico per gruppi criminali specializzati.

Centinaia di cassette di sicurezza forzate
Il bilancio del colpo è ancora incerto. All’interno della filiale sono state trovate centinaia di cassette di sicurezza aperte. Il contenuto, tuttavia, è noto solo ai singoli clienti, rendendo impossibile al momento una stima precisa del bottino. È probabile che all’interno delle cassette fossero custoditi gioielli, contanti, documenti e altri beni di valore. In serata, circa un centinaio di clienti si è radunato all’esterno della banca per chiedere informazioni, in attesa di poter verificare eventuali ammanchi.
La targa di carta
Secondo quanto riporta il Corriere della sera, ha coinvolto l’attenzione degli investigatori fin dalle prime ore: un’auto con targa di carta, parcheggiata a poca distanza dalla filiale, ora al centro dei rilievi tecnici. Potrebbe essere stata utilizzata dalla banda per arrivare in zona e, forse, per allontanarsi dopo il colpo. Intorno al veicolo, transenne e lampeggianti, mentre gli specialisti cercano tracce utili a ricostruire la fuga.
La caccia ai responsabili resta aperta e si muove su più livelli. I carabinieri stanno raccogliendo le testimonianze dei 25 ostaggi, ascoltati singolarmente per ricostruire ogni dettaglio: parole, movimenti, inflessioni dialettali. Un primo elemento emerge con cautela: i rapinatori parlavano italiano. Nel tardo pomeriggio di giovedì è arrivato anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha espresso «il più vivo apprezzamento per l’elevata professionalità, il coraggio e il senso dello Stato dimostrati dall’Arma dei carabinieri», sottolineando la capacità di risposta del dispositivo di sicurezza nelle ore più delicate.
Le indagini e la ricostruzione
Le indagini sono in corso per identificare i componenti del gruppo e ricostruire l’intera dinamica. Gli inquirenti stanno analizzando i sistemi di videosorveglianza della zona e verificando eventuali collegamenti con altri colpi simili avvenuti negli ultimi anni.
Particolare attenzione è rivolta alla rete di cunicoli utilizzata per accedere alla banca. Saranno effettuati accertamenti tecnici per capire da dove sia partito lo scavo e quanto tempo sia stato necessario per completarlo. Le testimonianze degli ostaggi, insieme agli elementi raccolti sul posto, rappresentano un tassello fondamentale per delineare il profilo della banda e individuare eventuali basi logistiche sul territorio.


