La Procura analizza il mancato uso del Berlin Heart, che nel lungo periodo, avrebbe recato meno danni rispetto al ricorso all’Ecmo che ha causato danni irreversibili agli organi del piccolo.
La Procura di Napoli indaga su cure alternative dopo il fallito trapianto del piccolo Domenico Caliendo. I magistrati approfondiscono soprattutto il mancato impiego del cuore artificiale per salvare il bambino. Gli inquirenti esaminano ora le scelte dei medici, mentre valutano eventuali responsabilità sanitarie. L’inchiesta cerca risposte sulla gestione clinica e ricostruisce ogni fase della terapia post-operatoria.
Indagini in corso sul mancato ricorso a terapie alternative
La Procura di Napoli estende le indagini sulla tragica scomparsa di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto al Monaldi dopo un trapianto fallito. Gli inquirenti iscrivono nel registro degli indagati sette medici della struttura sanitaria. Oltre all’ipotesi di omicidio colposo, la magistratura contesta a due camici bianchi il reato di falso in atto pubblico per la presunta manipolazione della cartella clinica. I magistrati approfondiscono ora il mancato ricorso a terapie alternative, come il cuore artificiale, per stabilizzare il piccolo. L’inchiesta punta a chiarire se omissioni o errori abbiano causato il decesso, analizzando ogni passaggio del protocollo post-operatorio.
Ipotesi cuore artificiale
Gli inquirenti analizzano con attenzione il mancato utilizzo del cuore artificiale dopo il fallito trapianto del piccolo Domenico Caliendo. La Procura approfondisce le cause del deterioramento dell’organo, poiché il ghiaccio secco avrebbe “bruciato” il muscolo cardiaco durante il trasporto, rendendolo inutilizzabile. I magistrati esaminano ora le decisioni del team medico, cercando di capire perché nessuno abbia attivato protocolli alternativi per salvare il bambino. L’inchiesta ricostruisce la catena dei soccorsi e valuta l’errore fatale nella conservazione del cuore. Gli inquirenti puntano a individuare i responsabili di questa negligenza tecnica che ha compromesso irreversibilmente l’esito dell’intervento chirurgico.
Si era pensato al Berlin Heart poi l’inserimento in lista
La Procura di Napoli analizza ora l’ipotesi del mancato impiego del Berlin Heart, il cuore artificiale che avrebbe potuto sostenere Domenico Caliendo dopo il primo intervento fallito. Gli inquirenti ricostruiscono come i medici abbiano inserito nuovamente il bambino in lista d’attesa per un secondo trapianto, sperando in un organo compatibile. Nonostante l’effettivo arrivo di un nuovo cuore, un pool di esperti provenienti da tutta Italia ha espresso parere negativo al trapianto bis.
I consulenti hanno ritenuto le condizioni cliniche del piccolo troppo critiche per affrontare una nuova operazione chirurgica, bloccando così la procedura d’urgenza. I magistrati esaminano quindi se l’applicazione tempestiva del supporto meccanico Berlin Heart potesse stabilizzare il quadro clinico di Domenico in attesa di tempi migliori. L’indagine punta a chiarire se questa scelta terapeutica avrebbe evitato il decesso, valutando la correttezza delle decisioni prese dal collegio medico durante quelle ore drammatiche.

Dopo il trapianto fallito il collegameno all’Ecmo
Dopo il fallimento del trapianto, i medici hanno collegato il piccolo Domenico all’Ecmo, un sistema di ossigenazione extracorporea che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Tuttavia, l’uso prolungato di questo macchinario espone gli organi a gravi rischi di deterioramento, compromettendo spesso la stabilità clinica del paziente pediatrico. Per questo motivo, la Procura di Napoli ha incaricato nuovamente i carabinieri del Nas di svolgere accertamenti tecnici sulla gestione post-operatoria.
Il cuore artificiale come alternativa più sicura nel lungo periodo
Gli inquirenti esaminano ora le ragioni per cui il personale sanitario non abbia valutato il ricorso al cuore artificiale come alternativa più sicura nel lungo periodo. I magistrati ricostruiscono le scelte terapeutiche per capire se un supporto meccanico diverso avrebbe ridotto i danni collaterali causati dall’Ecmo. L’indagine punta a stabilire se l’omissione di opzioni alternative abbia influito fatalmente sul destino del bambino, verificando la tempestività e l’adeguatezza di ogni singola manovra medica effettuata in corsia.
E mentre la Procura amplia il suo ventaglio di indagini per accertare tutte le responsabilità del caso, resta un bambino morto, una famiglia che chiede giustzia e un’intera comunità in attesa di risposte.


