Processo immediato per l’autore della strage familiare: la figlia sopravvissuta riabbraccia il fratello mentre l’accusato attende il giudizio in aula
Il gip di Benevento ha ordinato il giudizio immediato per Salvatore Ocone, il cinquantaseienne che sterminò la propria famiglia a Paupisi. L’uomo uccise brutalmente la moglie e il figlio, riducendo in fin di vita l’altra figlia diciassettenne Antonia. Il giudice ha accolto la richiesta della Procura, accelerando l’iter processuale per l’imputato. Ora la Corte d’Assise valuterà le pesanti responsabilità di Ocone per l’efferata strage che sconvolse l’intera comunità sannita.
Accelerato l’iter processuale per Ocone
Giudizio immediato per Salvatore Ocone, il cinquantaseienne responsabile della violenta strage familiare avvenuta a Paupisi. L’autorità giudiziaria ha accolto pienamente la richiesta avanzata dalla Procura sannita, guidata dal procuratore Gianfranco Scarfò, accelerando così l’iter processuale.
L’uomo uccise brutalmente la moglie Elisa Polcino, colpendola ripetutamente con una pietra, e tolse la vita al figlio di soli quindici anni. Durante la medesima aggressione, Ocone ferì gravemente la figlia diciassettenne Antonia, la quale ha lottato per un mese tra la vita e la morte. La giovane ha affrontato un lungo percorso di riabilitazione prima di poter finalmente tornare a casa pochi giorni fa accolta da tutta la comunità.
La strage il 30 settembre 2025
Salvatore Ocone la notte del 30 settembre 2025 scatenò una furia omicida contro la propria famiglia a Paupisi. L’imputato sorprese nel sonno la moglie Elisa Polcino e la uccise brutalmente a colpi di pietra. Successivamente, Ocone caricò i due figli a bordo della propria auto e tentò la fuga verso nord, prima che le forze dell’ordine lo intercettassero in un campo al confine con il Molise.
I soccorritori trovarono il figlio quindicenne purtroppo già privo di vita, mentre la sorella Antonia presentava ferite gravissime. Dopo aver lottato tra la vita e la morte e aver superato delicati interventi chirurgici, la diciassettenne ha finalmente riabbracciato il fratello maggiore, scampato alla strage perché impegnato all’estero.

Continuano i progressi di Antonia dopo le dimissioni
Il fratello della giovane Antonia ha descritto i significativi progressi della sorella dopo le dimissioni dall’ospedale di Pozzilli. Egli ha confermato il netto miglioramento delle funzioni motorie e cognitive della diciassettenne, esprimendo la ferma speranza in un recupero totale. Il giovane ha ammesso il drastico cambiamento della propria esistenza, confessando di aver provato una profonda rabbia e un dolore lancinante durante i primi mesi successivi alla strage.
“Antonia è tornata dall’ospedale di Pozzilli – aveva raccontato il fratello negli scorsi giorni – e ha fatto un bel miglioramento, si sta riprendendo sia a livello motorio che cognitivo. Sta migliorando e si spera possa migliorare ancora di più. La mia vita è cambiata, sto cercando di andare avanti piano piano. Per i primi periodi ho avuto molta rabbia in corpo, sono stato male. Adesso siamo molto felici che mia sorella sia ritornata. In questi giorni siamo molto felici. Non ho ancora avuto contatti con mio padre, mi ha chiesto di andare in carcere ma per il momento non ho accettato”.
Mario riabbraccia la sorella
Nonostante il trauma, il ragazzo manifesta oggi una grande felicità per il ritorno a casa della sorella, evento che ha portato un momento di gioia nel loro difficile percorso. Riguardo al padre, Salvatore Ocone, il figlio ha rivelato di aver rifiutato ogni contatto, nonostante le sollecitazioni provenienti dal carcere. Egli mantiene una posizione ferma, preferendo concentrarsi sulla ricostruzione della propria vita e sul sostegno alla sorella, mentre la giustizia prosegue il suo corso verso il processo di maggio.
Il tribunale emetterà presto il verdetto su questa tragedia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Mentre la giustizia persegue il proprio iter, la giovane Antonia continua il faticoso percorso verso la rinascita. Il fratello garantisce il sostegno necessario, scegliendo di proteggere la ritrovata serenità familiare e respingendo ogni confronto con l’autore del massacro.


