Gennaro Sangiuliano rompe il silenzio sulla tragedia del piccolo Domenico: «Fatto politico e gestionale inaudito». Duro attacco alla sanità campana e alla gestione del MAC3 di Torre del Greco, definita una “manovra elettorale spudorata.”
A margine della visita a San Giorgio a Cremano, l’ex Ministro Sangiuliano ha affrontato temi cruciali per il territorio. Egli si è espresso con fermezza sul caso Monaldi, ritenendo la vicenda “allucinante”. Ha inoltre rimarcato l’interrogazione aRoberto Fico sul MAC3 di Torre del Greco. L’obiettivo resta valorizzare le competenze locali e garantire servizi efficienti ai cittadini.
Morte di Domenico Caliendo: “Una tragedia di una gravità inaudita”
Gennaro Sangiuliano commenta la morte del piccolo Domenico al Monaldi criticando duramente la sanità campana. L’accaduto, a detta dell’ex Ministro, è un fallimento politico e gestionale che sottolinea il divario nei livelli di cura in Italia. Un appello anche al giornalismo d’inchiesta nazionale a fare chiarezza sull’accaduto.
“Sono stato molto cauto sulla vicenda Monaldi, perché quando avvengono tragedie di questa dimensione non bisogna dare l’impressione di voler speculare. Una vicenda che ha toccato anche la nostra sensibilità, il cuore. Qui non si tratta di ragionare di politica, qui si tratta di ragionare di sentimenti, di umanità. -dice-Sono intervenuto soltanto dopo cinque giorni. Tutti quanti, anche molti amici, mi sollecitavano un intervento. Io invece volutamente l’ho ponderato perché non volevo dare l’idea di voler speculare su questo evento. Però è una cosa di una gravità inaudita. Il fatto non è solo un fatto tecnico, è un fatto politico.”

Mancanza di tempestività comunicativa
Sangiuliano si è espresso anche sulla mancata tempestività comunicativa da parte dell’Asl nei confronti della famiglia di Domenico che, ha appreso ciò che stava accadendo, solo in un secondo momento mediante i giornali. Inammissibile, a detta dell’ex Ministro, che anche Fico non era stato informato.
“Pensate che i genitori hanno appreso la notizia di quello che era accaduto dai giornali. Nessun dirigente di questa ASL si era preso alla briga e il sentimento di alzare il telefono e di informare i genitori di quello che stava accadendo. Oggi sui quotidiani Fico, che è anche l’assessore alla sanità della regione Campania, dice che anche lui l’ha appreso dai giornali. E allora c’è stato qualche dirigente che aveva il dovere di chiamare il presidente della Regione nella sua qualità di assessore alla sanità e comunicare l’accaduto”.
L’appello ai giornalisti d’inchiesta per far luce sul Monaldi
Sangiuliano esprime anche un duro monito verso il mondo dell’informazione, evidenziando una profonda discrepanza tra il giornalismo d’inchiesta celebrato e la realtà dei fatti. Contesta, di conseguenza, l’accanimento mediatico subito per mesi, sfidando le testate nazionali — spesso inclini a “fare la morale” — a mostrare lo stesso zelo investigativo presso l’ospedale Monaldi.
“Io qua faccio anche un monito ai colleghi giornalisti. Si parla tanto di giornalismo di inchiesta, ma io vorrei vedere tutte queste trasmissioni televisive che ci inseguono e hanno inseguito me per mesi. Li voglio vedere adesso sotto il Monaldi a fare le inchieste giornalistiche e a verificare quello che è accaduto. Dove stanno i giornalisti? Cioè il giornalismo locale, quello sicuramente sta lavorando bene. I giornali locali stanno dando tutte le notizie, ma il giornalismo nazionale, quello che vuole fare la morale al mondo, dove sta in questo momento?”.

La vicenda conferma la pessima sanità della Regione
La morte di Domenico Caliendo, per Gennaro Sangiuliano, altro non è che una conferma di un sistema sanitario che non funziona e che mostra un divario enorme rispetto alle altre regioni.
“Purtroppo è la conferma di quello che noi diciamo ormai da tempo, che noi abbiamo una pessima sanità. Indici statistici di società importanti affermano che in Campania si vive meno che in altre regioni italiane. Le persone muoiono prima nella nostra regione perché non hanno la possibilità di curarsi adeguatamente, a meno che non ricorri alla sanità privata. Oppure abbiamo il fenomeno dell’esodo dei malati verso le regioni del centro nord.”, afferma il consigliere regionale.
Il Mac3 di Torre del Greco: “Una manovra elettorale”
Sangiuliano, proprio qualche giorno fa, ha presentato un’interrogazione a Roberto Fico, circa il Mac3 di Torre, ad oggi, ancora chiuso al pubblico. L’ex ministro ha contestato duramente la gestione del museo definendo l’inaugurazione di ottobre una manovra elettorale ingannevole. Egli osserva che la struttura ha chiuso dopo soli quattro giorni per carenza di personale, dimostrando l’assenza di un serio progetto di gestione. Il fallimento di due gare d’appalto conferma, a suo avviso, che lo stanziamento finanziario è insufficiente ad attrarre operatori privati. L’esponente politico denuncia lo spreco di fondi regionali e il rischio di vandalismo, citando come monito il degrado già subìto dalle ville di Leopardi a causa dell’inerzia amministrativa e della mancanza di pianificazione.
“Si è trattata di una grande presa in giro. Un museo viene inaugurato e quattro giorni dopo viene chiuso perché non c’era il personale. E’ stata fatta una manovra spudorata elettorale di inaugurare un museo a pochi giorni, poche settimane dal voto, sapendo che poi non avrebbe funzionato perché manca un progetto di gestione di questo museo. Poi le due gare che sono state fatte per tentare di trovare una società di servizi che potesse poi gestire il museo sono andate deserte, quindi vuol dire che non c’è un piano finanziario credibile.”, afferma Sangiuliano.
Mancanza di un progetto di gestione per il Mac3 di Torre del Greco
“Perché sono andate deserte? Perché evidentemente tutte quelle società che operano in questo settore ritengono che lo stanziamento non sia sufficiente alla gestione del museo. Però, attenzione, lì ci sono i soldi dei cittadini, questo museo è stato finanziato dalla Regione e poi le strutture quando sono chiuse rischiano di essere vandalizzate. Quando ero giornalista feci un’inchiesta televisiva di cui conservo ancora le immagini e il servizio su una delle ville di Leopardi a Torre che era stata, pensate, per due volte ristrutturata e per due volte vandalizzata proprio perché poi non c’era stato un progetto di gestione.”


