In entrambi gli episodi le donne viaggiavano con i figli di 5 e 10 anni per eludere i posti di blocco.
I Carabinieri hanno arrestato due mamme pusher in Campania, scoperte a trasportare stupefacenti in auto insieme ai loro figli piccoli. In Penisola Sorrentina, i militari hanno fermato una donna con diverse dosi pronte allo spaccio. Nel Casertano, un secondo intervento ha rivelato un simile scenario di degrado. Le autorità hanno sequestrato la droga e segnalato i casi alla Procura per i Minorenni per tutelare i bambini. I fatti fanno riemergere il nodo tra la responsabilità genitoriale e la condotta illecita.
Il primo arresto nei pressi di Sorrento: in auto con la mamma pusher il figlio di 5 anni
I Carabinieri hanno portato a termine due distinti arresti in Campania, documentando la tendenza di utilizzare minori come copertura per il trasporto di stupefacenti. A Sant’Agnello, i militari della stazione di Sorrento hanno fermato per un controllo una donna di 45 anni originaria di Pompei. La conducente viaggiava in auto con il figlio di cinque anni, ma il suo eccessivo nervosismo ha insospettito gli operanti. Durante la perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato nove dosi di cocaina pronte per lo spaccio, procedendo immediatamente all’arresto della donna. Mentre i militari redigevano gli atti in caserma, alcuni colleghi liberi dal servizio si sono presi cura del piccolo, offrendogli snack e intrattenendolo con i cartoni animati.
Quasi contemporaneamente, in provincia di Caserta, le forze dell’ordine hanno registrato un episodio analogo. In questo secondo caso, una donna trasportava sostanze illecite mentre il figlio di 10 anni sedeva a bordo come passeggero inconsapevole. In entrambi gli scenari, l’intervento dei carabinieri ha interrotto l’attività criminale e garantito protezione ai minori coinvolti. Le autorità hanno ora segnalato le due madri alla Procura per i Minorenni, attivando le procedure per valutare l’idoneità genitoriale dopo l’esposizione dei bambini a contesti così pericolosi.

A Caserta un secondo arresto
A Maddaloni, nel Casertano, i carabinieri della Sezione Radiomobile hanno stroncato una pericolosa attività di spaccio itinerante gestita da una coppia. Durante un servizio di perlustrazione, i militari hanno notato i movimenti sospetti di un uomo di 40 anni e di una donna di 26 anni, che viaggiavano a bordo della loro vettura insieme al figlio di 10 anni di lei. La presenza del minore non ha scoraggiato i due dal trasportare un consistente quantitativo di stupefacenti destinato ai clienti della zona.
L’accurata perquisizione, estesa dai carabinieri sia all’interno del veicolo che presso l’abitazione della coppia, ha permesso di rinvenire e sequestrare quasi 40 grammi di hashish e diverse dosi di cocaina. Oltre alla droga, gli operanti hanno scoperto la somma in contanti di 3.760 euro, suddivisa in banconote di vario taglio e occultata con cura; i militari ritengono che il denaro rappresenti il provento diretto dell’illecita attività di vendita.
I minori utilizzati come scudo
L’operazione ha portato all’arresto dei due conviventi, mentre la posizione della ventiseienne è ora al vaglio degli inquirenti anche in relazione alla tutela del bambino, testimone involontario dei traffici materni. Con questo intervento, salgono a due i casi in Campania di minori utilizzati come “scudo” o coinvolti inconsapevolmente in trasporti di droga nell’arco di poche ore. Gli inquirenti hanno provveduto a segnalare lo stato di abbandono morale del piccolo alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni, al fine di attivare i necessari protocolli di assistenza e protezione.
L’impiego di minori in contesti di spaccio risponde spesso a una precisa strategia criminale volta a eludere i controlli delle forze dell’ordine, sfruttando la presenza dei bambini come “scudo” per ridurre il rischio di perquisizioni. Tuttavia, tale esposizione integra gravi ipotesi di reato e pregiudica la potestà genitoriale. In queste circostanze, la legge prevede l’intervento immediato dei servizi sociali e della Procura per i Minorenni, che possono disporre l’allontanamento dei figli o prescrivere percorsi di recupero per garantire la sicurezza psicofisica dei piccoli coinvolti.


