Ylenia e Giuseppe Musella
Ylenia e Giuseppe Musella

6 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Omicidio di Ylenia Musella a Ponticelli, per i PM è stato volontario: oggi l’interrogatorio del fratello

Gli inquirenti contestano l’omicidio volontario: decisivi l’autopsia e le verifiche sulla dinamica del colpo

L’omicidio di Ylenia Musella, la 22enne uccisa nel rione Conocal di Ponticelli, per la Procura di Napoli non è stato un gesto accidentale né il frutto di una lite sfuggita di mano, ma un omicidio volontario. Oggi 6 febbraio, il fratello Giuseppe Musella, fermato dopo alcune ore di fuga, sarà interrogato dal gip mentre gli inquirenti attendono dall’autopsia e dagli accertamenti tecnici le risposte decisive sulla dinamica della morte.

L’interrogatorio e l’accusa di omicidio volontario

Secondo quanto emerso dalle indagini, la Procura contesta aGiuseppe Musellal’omicidio volontario della sorella. Dopo alcune ore di irreperibilità successive ai fatti, Il 28enne si è presentato alle forze dell’ordine e ha ammesso di averla colpita. Tuttavia, ha cercato di ridimensionare la gravità del gesto. Nel suo racconto agli investigatori, Musella ha sostenuto di aver lanciato un coltello da cucina durante un litigio. Così, avrebbe colpito la sorella alla schiena senza l’intenzione di ucciderla. Una versione che, allo stato attuale, non ha convinto gli inquirenti. Infatti, essi ritengono necessario verificare nel dettaglio la dinamica dell’aggressione e l’effettiva compatibilità delle ferite con un lancio a distanza. L’interrogatorio di oggi sarà centrale proprio per chiarire le circostanze del gesto, la condotta immediatamente successiva e le eventuali contraddizioni nel racconto dell’indagato.

La lite in casa, cosa è successo

Secondo la ricostruzione fornita da Giuseppe Musella, la lite sarebbe scoppiata per motivi definiti futili. Tra le cause indicate vi sarebbero la musica ascoltata ad alto volume dalla giovane e un forte mal di testa lamentato dal fratello. Inoltre, c’è una discussione legata al cane di famiglia, che l’uomo sostiene sarebbe stato colpito dalla sorella. Da quella discussione, sempre secondo il racconto dell’indagato, si sarebbe arrivati a una perdita di controllo culminata nel lancio del coltello. «Mia sorella era tutta la mia vita», ha dichiarato Musella agli investigatori, parlando di un gesto impulsivo e non premeditato. Gli inquirenti, tuttavia, stanno verificando punto per punto questa versione. Essi ritengono che diversi elementi restino da chiarire prima di poter definire con precisione la dinamica dell’omicidio.

Jlenia Musella
Jlenia Musella

Le verifiche investigative e l’autopsia

Uno dei nodi principali dell’indagine riguarda le modalità con cui Ylenia Musella è stata colpita. Gli investigatori stanno valutando la distanza dalla quale sarebbe stato scagliato il coltello, la traiettoria della lama e la tipologia della ferita alla schiena. Non è escluso che l’autopsia possa fornire indicazioni decisive per stabilire se si sia trattato di un colpo inferto a distanza ravvicinata. In alternativa, potrebbero emergere elementi su un’arma lanciata durante la lite. Parallelamente, è stato disposto un accertamento sul cane di famiglia per verificare l’eventuale presenza di segni di maltrattamento. Così, si potrebbe riscontrare uno degli elementi centrali della versione fornita dall’indagato. Anche questo aspetto potrebbe incidere sulla valutazione complessiva del contesto in cui è maturata l’aggressione.

Il contesto familiare e il rione Conocal

Dalle indagini è emerso anche il quadro familiare dei due giovani. Ylenia e Giuseppe Musella vivevano da soli nel rione Conocal a Ponticelli. Il patrigno risulta detenuto in carcere, mentre la madre era tornata in libertà da poco tempo. La collocazione dell’omicidio in una delle periferie più degradate di Napoli ha riaperto il dibattito sulle condizioni sociali e abitative di questi quartieri. Sul tema è intervenuto il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che ha sottolineato come la risposta a questi problemi non spetti alla magistratura ma a chi amministra e fa politica, ricordando al tempo stesso l’impegno delle forze dell’ordine nel contrasto ai reati violenti. Anche don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, ha commentato il caso parlando del rione Conocal come di un quartiere lasciato per anni a se stesso, inserendo l’omicidio in un contesto più ampio di marginalità e abbandono.

L’inchiesta resta aperta. L’esito dell’interrogatorio e dell’autopsia sarà determinante per definire le responsabilità e chiarire se la ricostruzione dell’indagato possa trovare riscontro nei dati oggettivi raccolti dagli investigatori.

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