Proposta una cabina di regia partecipata sui lavori: «Trasparenza e confronto, ma i cantieri non si possono bloccare»
Sui lavori per l’America’s Cup a Napoli si apre uno spazio di confronto che prova a ricucire uno strappo ormai evidente tra istituzioni e territorio. Dopo giorni di tensioni, proteste e blocchi simbolici, arriva dalla Prefettura una proposta che punta a riportare il dialogo su un piano strutturato: una cabina di regia partecipata, capace di coinvolgere direttamente i cittadini di Bagnoli, senza però rallentare un’opera scandita da tempi già definiti e vincoli internazionali.
L’incontro in Prefettura
La proposta è maturata nel corso di una riunione svoltasi in Prefettura, alla presenza del prefetto Michele Di Bari, dei rappresentanti del Comune di Napoli, del commissariato straordinario Bagnoli-Coroglio e di una delegazione dei comitati cittadini Osservatorio Bagnoli e Mare Libero.
Un incontro arrivato dopo giorni complessi. Nei giorni precedenti, infatti, proprio i comitati avevano promosso manifestazioni di protesta contro i lavori legati all’America’s Cup, arrivando anche al blocco dei camion diretti ai cantieri. Un gesto forte, che ha reso evidente quanto il rapporto tra grandi eventi e quartieri coinvolti resti, a Napoli, una questione irrisolta e carica di diffidenze accumulate nel tempo.

La proposta: una cabina di regia con i cittadini
Al termine del confronto, il prefetto Di Bari ha messo sul tavolo una proposta chiara: istituire una cabina di regia dedicata ai lavori dell’America’s Cup «nella quale possano intervenire i cittadini» di Bagnoli, l’area destinata a ospitare le basi dei team impegnati nella competizione velica.
Non si tratta, nelle intenzioni della Prefettura, di un semplice gesto simbolico. «Ci sono una serie di questioni che possono essere sviluppate con suggerimenti che vengono dal territorio», ha spiegato Di Bari, sottolineando come il confronto possa diventare uno strumento concreto per migliorare la comprensione degli interventi in corso e ridurre il clima di sospetto che accompagna da anni ogni trasformazione dell’area ex industriale.
La parola chiave evocata più volte è trasparenza. Mettere a disposizione dei comitati informazioni puntuali su cosa si sta realizzando, con quali tempi, quali ricadute e quali limiti, per provare a ricostruire un minimo di fiducia tra cittadini e istituzioni.
«Trasparenza sì, ma niente blocchi»
Accanto all’apertura al dialogo, però, il prefetto ha tracciato un confine netto. «Bloccare i camion non è certamente una posizione convincente, questo non si deve fare e mi pare fuori discussione», ha dichiarato senza mezzi termini. Un messaggio diretto ai comitati, ma anche un segnale chiaro sul metodo che le istituzioni intendono seguire.
I lavori per l’America’s Cup sono già in corso e legati a scadenze precise, imposte dall’organizzazione di un evento internazionale che non ammette ritardi. Per questo, ha ribadito Di Bari, il confronto dovrà procedere parallelamente alla cessazione delle proteste che ostacolano fisicamente i cantieri. «Dobbiamo fare in modo che queste proteste cessino quanto prima», ha aggiunto, indicando nella cabina di regia l’unico luogo legittimo in cui far valere osservazioni, critiche e proposte.
Un nuovo appuntamento fissato
La riunione in Prefettura è stata aggiornata al 9 febbraio, data in cui si dovranno definire nel dettaglio modalità e tempi della cabina di regia partecipata. Sarà quello il momento decisivo per capire se la proposta riuscirà davvero a trasformarsi in uno strumento operativo o resterà un tentativo di mediazione sulla carta.
In quella sede si verificheranno anche le condizioni per riportare la protesta su un piano esclusivamente istituzionale, evitando nuove tensioni sul terreno dei cantieri.

Grandi eventi e ferite aperte del territorio
Il caso di Bagnoli riporta al centro una questione che a Napoli si ripresenta ciclicamente: il rapporto tra grandi eventi, riqualificazione urbana e coinvolgimento delle comunità locali. L’America’s Cup rappresenta senza dubbio una vetrina internazionale, una possibilità di rilancio economico e d’immagine, ma anche un banco di prova sul piano della credibilità delle istituzioni.
Bagnoli è un territorio che porta addosso decenni di promesse mancate, progetti incompiuti e trasformazioni annunciate e mai realizzate. È anche per questo che ogni nuovo intervento viene guardato con sospetto, come l’ennesima decisione calata dall’alto, senza una reale condivisione con chi quel quartiere lo vive ogni giorno.
Una mediazione delicata
Il confronto avviato in Prefettura prova a tenere insieme esigenze diverse e spesso conflittuali: da un lato il rispetto dei tempi e degli impegni internazionali, dall’altro il diritto dei cittadini a essere informati, ascoltati e coinvolti in scelte che incidono direttamente sul loro territorio.
La cabina di regia proposta dal prefetto rappresenta, in questo senso, un tentativo di mediazione istituzionale. Resta da capire se riuscirà a trasformarsi in uno spazio reale di partecipazione o se il divario di fiducia tra istituzioni e cittadini renderà il percorso più accidentato del previsto.
A Bagnoli, ancora una volta, il futuro passa dalla capacità di tenere insieme sviluppo e ascolto. E il tempo, come spesso accade, è la variabile più difficile da governare.


