Revenge porn a Torre Annunziata, un 37enne ai domiciliari: avrebbe minacciato la diffusione di foto e video intimi per ottenere denaro dalla ex compagna
Un caso di revenge porn e ricatto che riporta l’attenzione su una forma di violenza sempre più diffusa e devastante, soprattutto per le vittime. A Torre Annunziata un uomo di 37 anni è stato arrestato con l’accusa di atti persecutori, diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite e tentata estorsione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe minacciato la sua ex compagna, una donna di 40 anni, chiedendole duemila euro in cambio della promessa di non diffondere foto e video intimi realizzati durante la loro relazione. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata ha disposto per lui la misura degli arresti domiciliari.
Le indagini e l’arresto disposto dal gip
L’operazione è stata condotta dai carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate, che hanno agito sotto il coordinamento della Procura oplontina. Le indagini, definite rapide e circostanziate, sono partite dalla denuncia della vittima, che fin dai primi momenti ha rifiutato di assecondare le richieste estorsive. L’uomo, residente a Fisciano, avrebbe indicato una carta Postepay su cui effettuare il bonifico, accompagnando la richiesta di denaro con minacce sempre più pressanti. Nonostante l’evidente pressione psicologica e l’imbarazzo causato dalla situazione, la donna ha scelto di non pagare e di rivolgersi alle forze dell’ordine.
La relazione e la rottura: l’inizio delle minacce
La vicenda prende forma nel settembre 2025, quando tra i due nasce una relazione extraconiugale destinata a durare poco più di un mese. Un rapporto che, secondo quanto emerso, presentava fin dall’inizio elementi di criticità. Già nelle prime settimane l’uomo avrebbe iniziato a chiedere denaro, giustificando le richieste con presunti problemi personali o con le spese per gli alberghi utilizzati per incontrarsi. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre la donna decide di interrompere la relazione. Da quel momento, il comportamento dell’ex compagno cambia radicalmente e si trasforma in una vera e propria persecuzione.

Ricatti, appostamenti e messaggi intimidatori
Dopo la rottura, l’uomo avrebbe iniziato a minacciare la diffusione di immagini a sfondo sessuale, alcune delle quali effettivamente inviate a parenti e amici della vittima. Non si sarebbe limitato ai messaggi: secondo la denuncia, si sarebbe presentato più volte nei pressi del luogo di lavoro della donna a Salerno e avrebbe continuato a inviarle selfie per dimostrarle di sapere dove si trovava. Tra i messaggi più inquietanti figura una frase che lascia poco spazio all’interpretazione, con un riferimento esplicito alla morte, elemento che ha contribuito ad aggravare il quadro accusatorio.
Il falso profilo social e la diffusione delle immagini
Uno degli aspetti più gravi della vicenda riguarda l’uso dei social network. Il 37enne avrebbe creato un falso profilo Facebook, utilizzando come immagine una fotografia intima scattata durante la relazione, e avrebbe iniziato a inviare richieste di amicizia ai familiari e agli amici della donna. In parallelo, attraverso i servizi di messaggistica, avrebbe inviato screenshot e video a contenuto sessuale, compreso un filmato che la vittima gli aveva mandato in un momento di fiducia. Un’azione mirata a umiliarla e a piegarne la volontà, sfruttando la paura della diffusione incontrollata del materiale.
Foto e video senza consenso: un’aggravante decisiva
Le indagini hanno fatto emergere un ulteriore elemento di particolare rilievo: non tutte le immagini in possesso dell’uomo sarebbero state inviate volontariamente dalla donna. Alcune foto e video sarebbero stati realizzati senza il suo consenso, in momenti di intimità, e sottratti di nascosto. Durante un incontro chiarificatore, la vittima aveva chiesto espressamente la cancellazione di quel materiale, richiesta rimasta senza esito. Questo aspetto ha rafforzato l’impianto accusatorio, confermando la natura illecita della condotta.
Le conseguenze sulla vittima: paura e isolamento
Secondo quanto accertato dai carabinieri, le molestie e le minacce avrebbero provocato nella donna un perdurante stato di ansia e paura, tale da costringerla a modificare le proprie abitudini di vita. A raccontarlo è stato anche il padre della vittima, ascoltato dagli investigatori, che ha riferito come la figlia fosse arrivata a rifiutarsi di andare al lavoro per il timore di incontrare l’ex compagno. Un quadro che restituisce la dimensione concreta e quotidiana della violenza psicologica esercitata attraverso il revenge porn.
Un fenomeno in crescita e la risposta della giustizia
Il caso di Torre Annunziata si inserisce in un contesto più ampio, in cui la diffusione illecita di immagini intime rappresenta una delle nuove frontiere della violenza di genere. La rapidità delle indagini e la misura cautelare disposta dal giudice confermano l’attenzione crescente della magistratura verso reati che, pur consumandosi spesso online, hanno effetti devastanti nella vita reale delle persone coinvolte. La scelta della vittima di denunciare, nonostante le pressioni, ha consentito di interrompere una spirale di ricatti che rischiava di degenerare ulteriormente.


