Vincenzo De Luca
Vincenzo De Luca

20 Dicembre 2025

Angela Capasso

De Luca a Fico: “Vi basta attuare quanto già programmato”. Dietro la frase, la partita vera su giunta, eredità e potere in Campania

De Luca rivendica la programmazione lasciata in Regione e punge Fico: “tre anni di lavoro”. Tra giunta, trasporti ed EAV, la partita è aperta

La frase è costruita per suonare semplice, quasi di buon senso. Ma in politica le frasi “semplici” sono spesso le più dense. Vincenzo De Luca, intervenendo sul futuro della Regione Campania, ha detto che se la nuova giunta guidata da Roberto Fico si limitasse a concretizzare ciò che è già in corso e già programmato “avrebbe da lavorare per almeno tre anni senza fare niente”. È un giudizio che pesa perché arriva dall’uomo che ha governato la Regione per un ciclo lungo e che oggi, pur non essendo più alla guida di Palazzo Santa Lucia, resta un riferimento politico e organizzativo per una parte consistente del campo progressista campano.

Dietro quell’uscita, però, c’è un messaggio più articolato: un modo per rivendicare una continuità amministrativa, ma anche per definire una cornice nella quale il nuovo presidente dovrebbe muoversi. In altre parole: De Luca non sta soltanto dicendo “ho lasciato la casa in ordine”. Sta dicendo anche “il tracciato è questo, deviare vi costerà tempo e responsabilità”.

Una frase che vale doppio: rivendicazione e pressione

La prima lettura è lineare: De Luca si attribuisce il merito di una programmazione pronta, finanziata, incardinata in procedure e atti amministrativi già avviati. Il sottotesto è quasi un invito alla prudenza: non sprecate energie in annunci o rotture simboliche, concentratevi sull’attuazione.

La seconda lettura è più politica: se l’agenda è già scritta, chi arriva dopo può governare in apparente tranquillità, ma a un prezzo. Il prezzo è accettare che una parte della legittimazione dei risultati – ogni taglio di nastro, ogni progetto che parte – venga attribuita anche al ciclo precedente. È un modo per presidiare la narrazione pubblica: “quello che funziona era già lì”. E, nel contempo, per alzare l’asticella della responsabilità: se qualcosa non parte, non potrà essere scaricato sulla mancanza di progetti, ma sulle scelte del nuovo esecutivo.

Non è un caso che, nello stesso periodo, De Luca abbia usato toni corrosivi su altri piani della politica nazionale, attaccando l’idea delle “feste politiche” che si confondono con “cabaret e sceneggiate”, citando esplicitamente Atreju. Una stilettata che, al netto del bersaglio nazionale, segnala che l’ex governatore intende continuare a occupare uno spazio comunicativo e culturale, non soltanto amministrativo.

fico fondi coesione
Roberto Fico

Il problema di Fico: governare “dopo” senza restare “dentro” la cornice di prima

Per Roberto Fico il nodo è delicato. Da un lato, chiunque arrivi a governare una macchina complessa come la Regione Campania ha bisogno di continuità amministrativa: molti dossier non possono essere azzerati senza costi, soprattutto quando esistono vincoli europei, cronoprogrammi e appalti.

Dall’altro lato, un presidente eletto con la promessa di imprimere discontinuità – soprattutto su efficienza della spesa, trasporti, partecipate e sanità territoriale – rischia di essere incastrato in una narrazione in cui ogni passo avanti è “merito di chi c’era prima” e ogni passo falso è “colpa di chi c’è adesso”. In politica la percezione conta quanto i risultati, e a volte li precede.

Ed è qui che la frase di De Luca diventa un campo di battaglia: non sul “se” attuare la programmazione, ma su “come” attribuire priorità, velocità, trasparenza e responsabilità.

Il caso trasporti e Circumvesuviana: la continuità non basta

Se c’è un settore che riassume bene la tensione tra continuità e svolta è quello dei trasporti regionali, in particolare la Circumvesuviana e la governance di EAV.

Da anni la linea è al centro di proteste, disservizi e numeri che fotografano un calo di fiducia pesante. Nel rapporto Legambiente citato dalla stampa, la Circumvesuviana viene descritta come la “maglia nera” del trasporto locale, con milioni di passeggeri persi in un decennio, convogli spesso inadeguati e criticità strutturali che si trascinano nel tempo.

Qui la domanda politica diventa concreta: “attuare quanto già programmato” significa anche tenere in piedi gli stessi equilibri gestionali fino alla naturale scadenza, oppure significa accelerare una sostituzione della governance e rimettere ordine nelle priorità di investimento e manutenzione?

Intanto sul territorio si registrano segnali contraddittori: da un lato inaugurazioni come la nuova stazione “Stabia Scavi” a Castellammare di Stabia, che rappresentano un pezzo di modernizzazione e di infrastrutturazione; dall’altro la percezione quotidiana di un servizio fragile, con ritardi e corse saltate che colpiscono pendolari e studenti.

In questo scenario, la “programmazione già fatta” può diventare un alibi oppure una base di lavoro. Dipende dalla scelta politica: se l’obiettivo è cambiare davvero la qualità del servizio, non basta proseguire le opere; serve anche governare la credibilità, cioè far sentire ai cittadini che ogni euro speso produce effetti misurabili.

Circumvesuviana Napoli-Sorrento
De Gregorio e De Luca

La giunta e la trattativa permanente: nomi, pesi, veti

La frase di De Luca arriva mentre, nel campo largo campano, resta aperta la partita più sensibile: la composizione della giunta di Roberto Fico e la distribuzione degli assessorati tra forze politiche e aree interne alla coalizione.

In questa fase circolano nomi e ipotesi, alcune più solide e altre puramente esplorative. Le agenzie hanno raccontato di una riflessione ancora in corso sui profili, soprattutto in quota Movimento 5 Stelle e lista del presidente, con nomi come Salvatore Micillo e, sullo sfondo, altri possibili ingressi; mentre nel Pd continuano ragionamenti su vice-presidenza e deleghe strategiche, e resta il “nodo Bonavitacola” in rapporto alle aspettative dell’area deluchiana.

Questa dinamica fa emergere un punto spesso sottovalutato: in Campania la giunta non è solo un organo esecutivo, è anche la mappa del potere territoriale. Ogni assessorato significa rete di interlocuzioni, capacità di incidere su scelte e risorse, e soprattutto un posizionamento in vista del futuro politico.

È qui che De Luca prova a spostare l’asse: se il lavoro è già “finanziato e programmato”, allora ciò che conta davvero – nella sua lettura – sono le caselle, le leve, i ruoli. Il messaggio implicito è: non mettetevi a riscrivere tutto, decidete piuttosto chi governa i dossier.

Il Centro per l’autismo: il simbolo della “firma” e della narrazione

Un esempio perfetto della battaglia sulla narrazione è il dossier del Centro per l’autismo ad Avellino: un tema sociale ad alta sensibilità, su cui l’azione amministrativa e la comunicazione pubblica viaggiano insieme.

Quando un’opera attesa a lungo si sblocca, la domanda che arriva ai cittadini non è solo “finalmente”, ma anche “chi lo ha fatto”. De Luca, nel richiamare risultati e passaggi amministrativi che collegano la vicenda alla programmazione precedente, prova a dire: questa è anche storia nostra. E lo fa mentre il nuovo presidente costruisce la sua agenda di priorità, inevitabilmente anche simboliche.

Il rischio, per Fico, è che ogni “prima firma” venga letta come un atto dovuto o come l’ultima tappa di un percorso avviato da altri. L’opportunità, invece, è usare questi dossier per dimostrare un metodo: tempi, trasparenza, responsabilità e collaborazione istituzionale.

“Tre anni di lavoro senza fare niente”: è davvero così?

Qui vale la pena mettere alla prova la frase, sul piano logico.

Dire che una giunta può lavorare tre anni “senza fare niente” è una provocazione. Ma presuppone una cosa discutibile: che “attuare” equivalga a un atto meccanico, quasi automatico. Non lo è mai.

Attuare significa:

  • scegliere priorità tra dossier concorrenti;
  • decidere dove accelerare e dove rinegoziare;
  • assumersi responsabilità su eventuali ritardi o rimodulazioni;
  • governare gli apparati e, se necessario, cambiare i vertici;
  • misurare i risultati e correggere gli errori.

In altre parole, anche se i progetti esistono, il potere politico non si esaurisce nell’amministrare l’esistente. Si manifesta soprattutto nella capacità di far funzionare la macchina, tagliare i tempi, decidere le persone giuste, e rispondere alla domanda più semplice dei cittadini: “mi cambia qualcosa nella vita quotidiana?”.

Ecco perché la frase di De Luca è efficace comunicativamente, ma non neutra. È un modo per dire: “la traccia l’ho scritta io”. Ma la storia la scrive chi riesce a trasformare quella traccia in risultati tangibili e percepiti.

Fico De Luca
Vincenzo De Luca e Roberto Fico

Cosa succede adesso: la Campania tra continuità, conflitto e coabitazione

Nel breve periodo, il punto non è se Fico farà o non farà “tabula rasa”. È più probabile una coabitazione: continuità su alcuni progetti per non perdere fondi e tempi, discontinuità su alcune scelte politiche e gestionali per caratterizzare il mandato.

Il vero termometro sarà duplice:

  1. la giunta: se prevarrà un equilibrio interno che rende il presidente troppo vincolato, la promessa di svolta rischia di diventare un esercizio retorico;
  2. i trasporti e le partecipate: se qui si vedranno decisioni rapide e criteri chiari, allora la discontinuità sarà credibile anche altrove.

De Luca continuerà a parlare, a rivendicare, a ironizzare. Fa parte del suo stile e, in questa fase, anche di una strategia: restare un “polo” di influenza e di racconto. Fico, per contro, dovrà evitare la trappola più insidiosa: essere percepito come un presidente che amministra un’agenda scritta da altri, senza riuscire a firmare una propria.

La Campania, intanto, aspetta la cosa più concreta: servizi migliori, tempi più rapidi, scelte comprensibili. Perché, al netto delle frasi ad effetto, il giudizio finale non lo danno le dirette del venerdì. Lo danno i treni che passano, gli ambulatori che aprono, i cantieri che finiscono e la fiducia che torna – o non torna – nelle istituzioni.

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