Demolito il pontile centrale dell’area ex Italsider: tra memoria operaia, riqualificazione e incognite sul “dopo” America’s Cup
Bagnoli “comincia davvero a cambiare volto”. La demolizione del pontile centrale dell’area ex Italsider, uno dei simboli materiali della grande stagione siderurgica del quartiere, segna un passaggio che molti residenti definiscono storico: non solo per ciò che scompare, ma soprattutto per ciò che promette di nascere. Due pontili resteranno e dovrebbero essere riqualificati e resi fruibili, mentre l’abbattimento della struttura centrale viene letto come l’avvio di una trasformazione attesa da decenni.
Il pontile e la memoria della fabbrica: “pane per tre generazioni”
Per chi ha vissuto l’Italsider operativa, il pontile non è mai stato solo un’opera industriale: era una parte della quotidianità del lavoro e della comunità. «Questa fabbrica dava da mangiare a 12mila famiglie, sommando gli 8mila operai e i 4mila lavoratori dell’indotto e per la mia famiglia è stata il nostro pane per tre generazioni», ricorda Guglielmo Santoro. E aggiunge un’immagine che fotografa l’identità sociale di quegli anni: «Bagnoli era il quartiere a più basso indice delinquenziale di Napoli perché qui tutti avevano un lavoro e poi perché gli operai rappresentavano una sorta di sorveglianza democratica».
Poi la deindustrializzazione e, con essa, una lunga paralisi: «E se consideriamo che l’ultima colata è stata fatta nel 1990, è evidente che in 35 anni non si è fatto quasi nulla. Ora c’è la America’s Cup e quindi si accelera sui lavori ma io penso a quello che rimarrà a Napoli dopo il grande evento sportivo».

America’s Cup, accelerazione e domanda chiave: cosa resta dopo
La competizione velistica è vista come una spinta concreta capace di sbloccare cantieri e decisioni rimandate per anni. Ma nel quartiere la domanda ricorrente non riguarda solo l’evento: riguarda l’eredità. «Dobbiamo considerarlo un punto di partenza per una ricchezza che rimanga a Napoli attraverso attività turistiche, terziario avanzato e soprattutto la balneabilità del mare che da 60 anni qui non esiste più», osserva ancora Santoro.
Il Circolo Ilva come “patrimonio immateriale”
In questo scenario, il Circolo Ilva di Bagnoli viene raccontato come un presidio che tiene insieme passato e futuro, sport e memoria collettiva. «Questo luogo – dice Osvaldo Cammarota del direttivo del circolo – appartiene al patrimonio immateriale lasciatoci dalla fabbrica e con i sui 2600 associati conserva ciò che resta della cultura del lavoro e della solidarietà sociale. Noi vorremmo riuscire a trasferire questi valori nella Bagnoli del futuro e proseguire il nostro impegno a sostengo dello sport per i disabili, una cosa alla quale ci siamo sempre dedicati e vogliamo continuare a farlo».
E torna la stessa necessità: pianificare il “dopo” e coinvolgere chi vive il territorio ogni giorno. «L’evento sportivo dovrà servire a riqualificare il territorio e bisognerà quindi coinvolgere le comunità locali e le realtà associative».
Turismo tra speranze e timori: dall’entusiasmo all’incubo overtourism
Tra i più giovani, l’America’s Cup è spesso letta come opportunità. «Le gare di vela possono soltanto far migliorare questa zona. È già meravigliosa ma sono convinta che il turismo si incrementerà e saranno tante le persone che vorranno venire a godersi il mare di Bagnoli».
Ma non tutti guardano al turismo senza preoccupazioni: «Questo quartiere è tranquillo. Mi auguro che si possa continuare a viverci bene senza ritrovarsi prigionieri dell’overtourism».
C’è poi chi lega il rilancio a una promessa più ampia: spazi verdi, vivibilità, servizi. «Avremo turismo, mare balneabile e spazi verdi per i bambini. Peccato aver dovuto aspettare questo evento per agire».
La demolizione del pontile centrale è un segnale: Bagnoli entra in una fase nuova, con cantieri che finalmente si muovono e una narrazione che prova a uscire dalla rassegnazione. Ma la sfida più difficile resta quella indicata da molti residenti: fare in modo che l’America’s Cup non sia soltanto un’accelerazione temporanea, ma l’inizio di una trasformazione stabile, condivisa e misurabile, capace di restituire al quartiere mare, lavoro e futuro.


