emergenza idrica Irpinia
Montecitorio

10 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Emergenza idrica in Irpinia, i sindaci portano la protesta a Roma: “Serve un intervento del Governo”

La vertenza dell’acqua arriva nel cuore delle istituzioni: in piazza Capranica il sit-in dei primi cittadini di Irpinia e Sannio per chiedere fondi, stato di emergenza e una regia nazionale sulla crisi idrica.

L’emergenza idrica che da mesi affligge Irpinia e Sannio esce dai confini provinciali e approda a Roma. Oggi pomeriggio, a partire dalle 15, una delegazione di sindaci irpini e sanniti sarà in presidio statico a piazza Capranica, a due passi da Montecitorio, per richiamare l’attenzione del Parlamento e del Governo su una crisi che non è più solo emergenziale, ma strutturale.

L’iniziativa è stata promossa dal sindaco di Ariano Irpino, Enrico Franza, che nelle scorse settimane ha lanciato l’appello ai colleghi delle due province interne della Campania, chiedendo di trasferire nella Capitale una vertenza che ormai da anni si traduce, per i cittadini, in turnazioni, autobotti, rubinetti a secco e perfino scuole costrette a chiudere.

Ad assicurare ufficialmente la propria presenza sono i sindaci di Ariano Irpino, Pietradefusi, Montefredane, Andretta, Sant’Angelo dei Lombardi, Vallesaccarda, Nusco, Calitri, San Giorgio del Sannio, Solofra, Montoro, San Potito Ultra, Aquilonia, Santo Stefano del Sole, Monteverde, Conza della Campania, Atripalda, Mercogliano e Castel Baronia: in totale 19 amministrazioni, un numero che potrebbe crescere con ulteriori adesioni dell’ultimo minuto.

Una partecipazione che da un lato testimonia la volontà di una parte del territorio di alzare il livello del confronto, dall’altro evidenzia però l’assenza di molti altri comuni che pure vivono gli stessi disagi.

Quattro richieste ai palazzi della politica: dalla crisi strutturale al fondo straordinario

I primi cittadini che oggi si presenteranno a Roma con la fascia tricolore non intendono proporre una semplice protesta simbolica, ma portare sul tavolo della politica nazionale un pacchetto di richieste precise.

La prima è il riconoscimento formale dello stato di emergenza – o, come sottolineano comitati e amministratori, di una vera e propria crisi idrica strutturale – che interessa Irpinia e Sannio da mesi, con un calo significativo delle portate e una dispersione altissima lungo le reti interne.

La seconda riguarda l’istituzione di un Fondo straordinario nazionale dedicato al rifacimento e alla digitalizzazione delle reti: chilometri di condotte vetuste, in larga parte costruite decenni fa, che oggi perdono in alcuni casi oltre la metà dell’acqua immessa. Una situazione certificata da dati ufficiali e dai dossier dell’Alto Calore, che indicano riduzioni della disponibilità idrica di oltre il 40% rispetto alle medie storiche e livelli di dispersione che in alcuni schemi raggiungono il 60-70 per cento.

Terzo punto: la valutazione di una Struttura commissariale che, senza sostituirsi alla gestione pubblica del servizio, coordini progettazione, cantieri e impiego di risorse nazionali ed europee, accelerando procedure spesso bloccate tra enti diversi.

Infine, i sindaci chiedono un riequilibrio dei trasferimenti idrici interregionali, affinché i territori sorgentizi non siano più considerati solo “serbatoi” ma aree con diritti e fabbisogni propri, da tutelare al pari delle zone servite a valle.

Enrico Franza
Enrico Franza

Franza: “Non una passerella, ma una richiesta di solidarietà istituzionale”

«Con questa iniziativa – spiega il sindaco di Ariano, Enrico Franza – si punta ad evidenziare una situazione già nota al Commissariato Nazionale per l’Emergenza Idrica al quale ci siamo rivolti oltre un anno fa, ricevendo una risposta logica: in Irpinia e Sannio ci sono problemi strutturali legati alla crisi idrica, non problemi di emergenza».

Franza insiste sul fatto che i sindaci non vogliono aprire un fronte di scontro, ma costruire una rete di responsabilità condivise: «Come sindaci non vogliamo protestare nei confronti di alcuno, ma solo evidenziare che in sinergia e con il coinvolgimento di tutte le istituzioni – Stato, Regione, Province, Comuni, enti gestori – probabilmente si potrà aiutare l’Irpinia e il Sannio ad uscire da questa condizione di difficoltà. Il nostro va letto come un messaggio per la ricerca di solidarietà, a tutti i livelli, su un problema ineludibile».

Un passaggio particolarmente significativo riguarda il tema degli investimenti. Lo stesso Franza porta l’esempio di Ariano Irpino, dove i 4 milioni stanziati dalla Regione per il rifacimento delle reti idriche consentono di affrontare soltanto una parte delle criticità esistenti: un segnale di quanto il fabbisogno reale superi di gran lunga gli interventi finora programmati.

La voce del comitato “Uniamoci per l’acqua”: “Non basta la Regione, servono fondi nazionali ed europei”

Accanto ai sindaci, oggi a Roma ci sarà anche una delegazione del comitato civico “Uniamoci per l’acqua”, da oltre un anno in prima linea nel denunciare la gravità della situazione nell’Ambito Calore Irpino.

«Da oltre un anno – ricorda il comitato – sosteniamo che la Regione, da sola, non può reggere il peso del rifacimento delle reti interne e che sono indispensabili decisioni e fondi nazionali ed europei». Una posizione ribadita più volte nei mesi scorsi, anche attraverso appelli ai consigli comunali perché deliberassero la richiesta formale di stato di crisi idrica e coinvolgessero il Governo.

Nella nota diffusa alla vigilia del sit-in, il comitato non nasconde una punta di amarezza per la partecipazione limitata: «Non siamo di fronte alla mobilitazione “dei sindaci dell’Irpinia e del Sannio”, ma all’iniziativa di una piccola parte di amministrazioni, mentre la stragrande maggioranza resta in silenzio pur vivendo gli stessi disservizi: turnazioni, autobotti, scuole chiuse, rubinetti a secco».

Per “Uniamoci per l’acqua”, l’obiettivo della giornata romana deve essere chiaro: trasformare il presidio di Montecitorio nell’inizio di un percorso stabile, con impegni verificabili e una cabina di regia che segua passo dopo passo progetti, fondi, lavori e disservizi, in piena trasparenza.

Una crisi che va oltre l’emergenza: numeri, dispersione e investimenti mancati

La mobilitazione di oggi arriva dopo mesi segnati da turnazioni idriche a ripetizione, sospensioni improvvise del servizio, abbassamento delle portate nei principali schemi idrici e avvisi quasi quotidiani di Alto Calore ai cittadini.

Secondo i dati diffusi negli ultimi rapporti, in alcune aree dell’Irpinia la dispersione nelle reti interne supera il 50 per cento, con punte ancora più alte in specifici tratti di condotta. I tecnici hanno parlato apertamente di una “crisi strutturale”, aggravata da decenni di mancati investimenti e da una manutenzione differita che oggi presenta il conto sotto forma di condotte logore, perdite diffuse e una crescente difficoltà a garantire un’erogazione regolare.

Sul fronte delle risorse, accanto agli interventi regionali e a quelli programmati dall’Alto Calore, si affacciano le possibilità offerte dal PNRR e dai fondi destinati alle infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento. Ma senza una regia forte e una progettazione coerente, rischiano di restare interventi frammentati, incapaci di incidere davvero sulla tenuta delle reti interne.

Irpinia e Sannio tra dignità dei territori e diritto all’acqua

Sul fondo, la vertenza che oggi si sposta a Roma ha un contenuto che va oltre il piano tecnico. È una questione di dignità dei territori e di riconoscimento del diritto all’acqua come servizio essenziale per la vita quotidiana e per lo sviluppo economico delle aree interne.

Le aree sorgentizie dell’Irpinia da decenni alimentano acquedotti che servono milioni di persone in Campania e in altre regioni. Eppure, paradossalmente, proprio qui l’acqua arriva a intermittenza, con famiglie e attività produttive costrette a convivere con turnazioni estenuanti, incertezze e disservizi.

La giornata di oggi a Montecitorio dirà fino a che punto le istituzioni nazionali sono disposte a raccogliere l’appello che sale dalle colline irpine e sannite. Per i sindaci e per il comitato “Uniamoci per l’acqua”, il presidio non deve essere una parentesi, ma l’avvio di un percorso nuovo: dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di una strategia stabile, capace di restituire alle comunità un rapporto normale – e non più drammatico – con il bene più prezioso, l’acqua.

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