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Pamela Mastropietro, la Cassazione conferma l’ergastolo per Oseghale

by Irene Viturri
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In data recente, la Corte di Cassazione ha emesso la sua decisione definitiva riguardo alla condanna a vita di Innocent Oseghale, il responsabile dell’atroce omicidio e stupro della giovane Pamela Mastropietro a Macerata nel gennaio 2018. La Corte ha respinto il ricorso della difesa, confermando l’ergastolo e eliminando la possibilità di uno sconto di pena per l’imputato.

La reazione commovente dei familiari di Pamela non si è fatta attendere, con abbracci e lacrime in aula. La madre, Alessandra Verni, ha dichiarato: “È ciò che mi aspettavo da sei anni. È quello che speravo, la mia battaglia non finisce qui su eventuali altre responsabilità. Chiedo ad Oseghale di pentirsi e di dire chi era con lui. Non voglio che esca di prigione tra soli 10 anni.”

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Inoltre, la madre ha annunciato l’organizzazione di una fiaccolata in piazza Re di Roma il prossimo 30 gennaio, in occasione dell’anniversario della morte di Pamela. La decisione della Corte di Cassazione ha rafforzato il desiderio di giustizia della famiglia, che continua a lottare per la verità.

Il procedimento giudiziario è tornato all’attenzione pubblica dopo la recente sentenza di secondo grado, che ha ribadito le accuse nei confronti del cittadino nigeriano. La Procura Generale di Cassazione ha sottolineato che la motivazione della sentenza impugnata è “insindacabile”, poiché ha colmato ogni lacuna e ha raggiunto la prova logica sulla ricostruzione dei fatti.

Il rappresentante dell’accusa

Ha evidenziato che la violenza sessuale è stata centrale nella dinamica del delitto, sottolineando che i fatti non avrebbero senso senza tale componente. La giovane vittima è stata brutalmente uccisa, il suo cadavere scempiato e i resti occultati in modo macabro. La Corte ha respinto le bugie di Oseghale, definito “acrobata della menzogna” nel processo di primo grado, confermando la sua colpevolezza.

Il pg di Cassazione ha dichiarato che le affermazioni dell’imputato sono state smentite dalle prove logiche e che la versione dei fatti fornita dalla sentenza impugnata è incontestabile. Nel corso del processo, è emerso che sotto le unghie di Pamela è stato trovato il DNA di Oseghale, confermando ulteriormente il suo coinvolgimento nel delitto.

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