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Enna piange Vanessa Fazzi, la giovane aveva solo 33 anni: lascia il marito e i genitori

by redazione
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Enna in lacrime, addio a Vanessa Fazzi. La giovane donna si è spenta a soli 33 anni gettando nel dolore e nello sconforto la sua famiglia e tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla.

Enna, addio a Vanessa Fazzi

A darne il triste annuncio il marito, i genitori, le sorelle, il fratello, cognati, suoceri, nipoti, zii, cugini e parenti tutti. I funerali si terranno domani, lunedì 19 febbraio, alle ore 11,30 presso la Chiesa di San Sebastiano in Enna.

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Choc settico durante il ricovero, morto un papà di 35 anni. La famiglia fa causa all’ospedale

Una tragedia si è consumata nelle notti dell’ospedale di Torrette, dove un giovane padre di 35 anni è morto a causa di un’infezione fatale, complicazione del trattamento per un linfoma di Hodgkin diagnosticatogli mesi prima. Il 19 giugno 2017 segna la fine di questa dolorosa storia, quando il paziente, dopo aver subito cicli di chemioterapia, non è riuscito a sopravvivere alle complicazioni.

Arrivato al Pronto Soccorso di San Benedetto del Tronto con poche energie e dolori indicibili, l’uomo non ha retto e si è spento poco dopo il suo arrivo, lasciando la sua famiglia nel dolore più profondo. Originario del Lazio ma con legami a San Benedetto, il suo recente ruolo di padre ha reso ancora più devastante questa perdita.

La famiglia, invece di accettare passivamente la tragedia, ha deciso di lottare per scoprire la verità dietro la morte del loro caro. Con il supporto legale dell’avvocato Franco Carelli, esperto in responsabilità medica, è stata avviata una causa civile che ha portato a una sentenza di condanna per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, con un risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro per la famiglia del defunto.

Secondo quanto emerso durante il processo, il personale medico di Torrette avrebbe commesso degli errori fatali durante il trattamento del paziente. Nonostante le sue difese immunitarie fossero drasticamente basse, è stata infusa una quarta dose di chemioterapia. Questo ha favorito lo sviluppo di un’infezione intestinale che ha portato alla morte.

I periti hanno stabilito che il paziente era troppo debilitato per sopportare ulteriori trattamenti e che ritardare la chemioterapia non avrebbe comportato rischi significativi. Tuttavia, i medici hanno ignorato queste raccomandazioni, mettendo a rischio la vita del paziente.

Se in sede penale la posizione dei medici è stata archiviata, in sede civile il tribunale di Ancona ha riconosciuto pienamente le responsabilità dell’ospedale, condannandolo a un risarcimento significativo. Tuttavia, la battaglia legale continua.

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