Home Uncategorized Alessia Pifferi era «capace di intendere e di volere. Ha preferito i suoi desideri alla figlia Diana»: rischia l’ergastolo

Alessia Pifferi era «capace di intendere e di volere. Ha preferito i suoi desideri alla figlia Diana»: rischia l’ergastolo

by Irene Viturri
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La perizia psichiatrica firmata dallo psichiatra forense Elvezio Pirfo e depositata oggi presso la Corte d’Assise di Milano nel processo per omicidio volontario aggravato, ha stabilito che Alessia Pifferi, la madre che nel luglio 2022 lasciò morire di stenti la figlia Diana, era capace di intendere e volere.

Tale valutazione potrebbe influenzare significativamente la sua potenziale condanna, che potrebbe arrivare all’ergastolo. Il prossimo 4 marzo, durante l’udienza, si discuterà in particolare della perizia e delle sue implicazioni, nonché del contraddittorio tra le parti.

Secondo il perito Elvezio Pirfo, la donna ha preferito i suoi desideri personali rispetto ai doveri materni verso Diana, dimostrando consapevolezza delle sue azioni e adottando una condotta basata su differenti motivazioni per persone diverse. La perizia evidenzia che Alessia Pifferi non presenta disturbi psichiatrici maggiori né gravi disturbi di personalità.

Il procuratore Francesco De Tommasi ha respinto qualsiasi tentativo di attribuire alla donna problemi mentali che potrebbero aver influenzato il suo comportamento, sostenendo che le sue azioni fossero consapevoli e intenzionali, basandosi sulle sue capacità cognitive dimostrate durante il processo.

Alessia Pifferi: la strategia della difesa

La difesa aveva avanzato l’ipotesi di un deficit intellettivo moderato da parte di Alessia Pifferi, proposta dal consulente psichiatra Marco Garbarini. Tuttavia, la Procura ha messo in dubbio questa narrazione, evidenziando la capacità di comunicazione e comprensione della gravità delle azioni dimostrate dalla Pifferi.

La situazione si complica ulteriormente a causa di un’inchiesta parallela riguardante gli incontri tra Pifferi e due psicologhe di San Vittore. Questa indagine ha sollevato controversie sulla condotta e sull’obiettività delle valutazioni psicologiche fornite in difesa di Pifferi.

Il procuratore Francesco De Tommasi ha aperto un’indagine per falso e favoreggiamento sulle due psicologhe e sull’avvocatessa della 38enne, poiché si sospetta che abbiano contribuito a ottenere la perizia nel processo sostenendo che la Pifferi avesse un deficit cognitivo, con presunte falsificazioni del “diario clinico”. Questo filone di inchiesta ha suscitato numerose polemiche, soprattutto tra gli avvocati milanesi che hanno annunciato uno sciopero per il 4 marzo, giorno dell’udienza.

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